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COLLECCHIO

La pasta protagonista della storia e della cultura

Alla Corte di Giarola inaugurato ieri il museo nato da un'idea di Pietro Barilla

di Stefania Provinciali -

12 maggio 2014, 19:56

La pasta protagonista della storia e della cultura

Tutto iniziò da una telefonata del poeta Attilio Bertolucci a Pietro Barilla: «Vedi di aiutare Ettore Guatelli, un maestro elementare di Ozzano che si è indebitato a forza di raccogliere vecchi strumenti dell’agricoltura di una volta». Sono gli anni Ottanta e Albino Ivardi Ganapini lavora a fianco di Pietro Barilla che lo sollecita ad andare a trovare il maestro e vedere cosa è possibile fare. Da quell’incontro nasce l’idea di acquistare una parte degli attrezzi che erano serviti alla coltivazione del grano. «Anche perché – suggerì Pietro Barilla - prima o poi, anche noi dovremo pensare a fare un museo della pasta». Iniziò così quella straordinaria avventura che ha portato alla nascita del museo inaugurato ieri alla Corte di Giarola.
«Oggi siamo ad inaugurare un museo che ripercorre non solo la storia di questo alimento partendo dal chicco di grano e risalendo la filiera produttiva ma è uno sguardo sulla nostra cultura, sulla sociologia dei consumi e anche sull’arte che ha accolto la pasta come protagonista» ha detto Ganapini, vice presidente dei musei del cibo della Provincia di Parma nell’introdurre gli interventi della giornata inaugurale.
Si sono succeduti Pier Luigi Ferrari, Vice Presidente Provincia di Parma, Paolo Bianchi, Sindaco di Collecchio, Agostino Maggiali, presidente Parchi Emilia Occidentale che hanno sottolineato il legame tra i musei del cibo e l’economia del territorio.
Storia ed economia di un’azienda si intrecciano anche nelle parole di Luca Virginio, Chief Communication & External Relations Officer Barilla mentre Angela Buzzi, vice preside dell’Istituto comprensivo Ettore Guatelli di Collecchio ha illustrato gli elaborati dei ragazzi della scuola primaria di Collecchio appositamente realizzati per il museo.
Sono seguiti alcuni contributi specifici. Massimo Montanari, docente universitario a Bologna, ha coinvolto il pubblico in un succoso excursus sulla storia della pasta dalla sua affermazione nel Medioevo, passando per la sua trasformazione in cibo di sussistenza quotidiana nella Napoli del ‘600.
Con l’unità d’Italia Pellegrino Artusi nella sua «Scienza in cucina», assegna alla pasta - primo ricettario della storia italiana - il ruolo predominante nel menu. Dalla provocazione di Martinetti nel suo manifesto della cucina futurista fino alla pasta portata all’estero dagli emigranti, la storia celebra la pasta nel mondo e nel suo nuovo Museo.
Non è mancato da parte di Furio Brighenti, docente dell’Università di Parma e Pro Rettore per la ricerca, un accenno approfondito sui valori nutrizionali dei cereali e della pasta nello specifico per una dieta corretta.
Giancarlo Gonizzi ha chiuso gli interventi presentando il percorso museale e ringraziando le varie realtà che hanno contribuito alla nascita del Museo: la Provincia, il Comune di Collecchio, l’Ente di gestione per i Parchi e la biodiversità Emilia Occidentale, Agugiaro & Figna, Barilla G. & R. F.lli Storci.
Infine, il taglio del nastro, la benedizione di monsignor Sergio Sacchi e la visita allo spazio museale con cicerone Giancarlo Gonizzi coordinatore dei Musei del Cibo. Dalla prima sezione dedicata al chicco di grano alle prime macchine industriali, agli oggetti della storia tra cui il più antico campione di pasta frutto di una disputa giudiziaria e concesso per l’esposizione dall’Archivio di Stato di Parma (rappresentato ieri dal direttore Graziano Tonelli): la pasta è servita.
Oggi il museo resterà aperto gratuitamente dalle 10 alle 18 con visite guidate e laboratorii.