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BARDI

La preistoria rivive nel museo archeologico del Ceno

Pontremoli, presidente del Centro Studi Valceno: «La struttura può diventare un importante volano per la ripresa dell'economia in queste terre»

14 maggio 2014, 14:04

La preistoria rivive nel museo   archeologico del Ceno

Numerosi visitatori al castello di Bardi per l'inaugurazione del «Museo Archeologico della Valle del Ceno». L’importante appuntamento ha preso il via alle 17 nella prestigiosa sala dei Principi, dove il sindaco Giuseppe Conti, dopo aver ringraziato e dato il benvenuto ai numerosissimi presenti, ha subito raccontato come è nata l’idea di questo grande progetto.
«Tutto è iniziato- ha affermato- tra la primavera e l’estate del 1986, quando, in veste di addetto ai servizi culturali del Comune di Bardi, in collaborazione con il Centro Studi Val Ceno, alla Soprintendenza e ad altri enti preposti, organizzammo in castello, con il giovane dottor Angelo Ghiretti, la mostra dal titolo “Il popolamento preistorico nelle valli di Taro e Ceno”. Dopo innumerevoli sforzi, con immensa soddisfazione, posso dire che finalmente ce l’abbiamo fatta».
La parola è, in seguito, passata a Maria Bernabò Brea che, in rappresentanza della Soprintendenza ai Beni Archeologici dell’Emilia Romagna, ha sottolineato come «a volte pur essendoci la volontà da entrambe le parti di portare ad allestimento un museo così importante, la burocrazia debba seguire il suo corso e, quindi, vadano rispettate alcune tempistiche. Ciò che conta davvero è il risultato e non possiamo che essere felici di quanto è stato compiuto».
L’ingegner Andrea Pontremoli, presidente del «Centro Studi Valceno», nel suo intervento ha sottolineato l’importanza di avere questi preziosi materiali all’interno del maniero: «In tal modo- ha spiegato- la gente di Bardi potrà acquisire consapevolezza del valore del proprio territorio. I materiali che abbiamo raccolto precedentemente non solo non erano nel nostro comune, ma non erano nemmeno visibili al pubblico. Ora, al contrario, ottengono una collocazione prestigiosa, come quella della nostra imponente fortezza, e ritornano dunque ai bardigiani, che prima di sfruttarli come uno dei volani per la ripresa dell’economia di queste terre, ne devono anzitutto prendere coscienza. Per riuscire a tramandarli alle generazioni future è infatti essenziale che gli abitanti conoscano questi autentici pezzi di storia».
«Questo museo- ha aggiunto-ha un aspetto fortemente educativo ed è alla portata di tutti, soprattutto dei bambini delle scuole medie bardigiane che, già nelle scorse settimane, grazie all’impegno della guida Davide Galli, del gruppo ambientale escursionistico dell’alta Val Ceno, sono andati in gita sul monte Lama ed hanno potuto assistere ad una speciale lezione dedicata all’uomo preistorico, proprio nei luoghi dove queste popolazioni hanno realmente vissuto. Un’opportunità, questa, veramente unica e rara».
Dopo i doverosi ringraziamenti alla sua equipe e al collega Carlo Tozzi, presente in sala ed in pensione, il dottor Angelo Ghiretti ha svelato alcuni retroscena del nuovo allestimento.
«A volte- ha dichiarato il curatore del museo- le scoperte più incredibili sono il frutto del caso o della tenacia di un singolo; a tal proposito, il ricordo affettuoso va a Osvaldo Baffico, un giovane mancato prematuramente: grazie alle sue fondamentali scoperte i reperti del monte Lama sono divenuti ora patrimonio di tutti».
Al termine della presentazione, il pubblico ha potuto godersi in anteprima la mostra, la quale, oltre alle teche con pannelli dettagliati e curati nei minimi particolari, è dotata anche di un’area multimediale in cui è possibile assistere ad un video di una quindicina di minuti che illustra l’evoluzione della vita in questi siti preistorici ed il passare delle varie ondate di popolazioni che nei secoli hanno abitato la valle del Ceno.
Un inizio eccezionale per un museo che, a detta di tutte le autorità presenti, continuerà anzi ad allargarsi e a crescere, perché c’è ancora tanto da scoprire.

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