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Brick Lane, dove l'arte «si fa strada»

Un museo sui muri nell'East End a Londra. Qui le sovrapposizioni creative sono divenute attrazioni turistiche

di Manuela Bartolotti -

15 maggio 2014, 09:25

Brick Lane, dove l'arte «si fa strada»

Qualcuno s’è forse scandalizzato per gli interventi che il francese Clet Abraham ha fatto sui cartelli stradali della nostra città rendendoli piccole forme artistiche che spezzano la monotonia e, a volte anche la tristezza di certi scorci urbani.
Sorprenderebbe sapere non solo che l’artista ha già fatto simili operazioni nelle più importanti città del mondo, ma bisognerebbe fare una passeggiata nell’ormai celebre quartiere di Londra «Brick Lane», dove queste sovrapposizioni creative sono divenute addirittura attrazioni turistiche. E’ il percorso di un chilometro nell’East End di Londra, luogo anche denominato «Bangla Town» per l’altissima concentrazione di sud-est asiatici. Tra ristoranti indiani e negozi etnici, è tutto un fermento artistico, uno shock culturale ad ogni passo. Da periferia industriale, dove venivano realizzati i mattoni (brick appunto) rossi delle abitazioni londinesi, è divenuto zona alla moda, avvolta dal profumo pungente del curry dei tanti ristoranti bengalesi.
Brick Lane si potrebbe definire il regno della «Street Art», un vero e proprio museo a cielo aperto, con i più sorprendenti murales e graffiti di Bansky (la «Pink car» con sopra lo scheletro è stata ripetutamente fotografata), di D*Face e Ben Eine.
Un tempo era famoso come il quartiere dei delitti di Jack lo Squartatore, mentre ora quell’atmosfera gotica e cupa da slum, è stata sostituita da quella caotica ed eccitante di pareti dipinte, trompe l’oeil provocatori, coloratissimi sfondi utilizzati anche per video musicali, quali «Glory days» di Just Jack e «All These Things That I’ve Done» dei Killers.
Non aspettatevi però di trovare quello che vi ha indicato l’amico che vi è stato qualche mese prima. La caratteristica della Street Art è proprio quella di cambiare, sostituirsi, aggiornarsi negli artisti e nei temi. E’ mutevole, estemporanea, inafferrabile, transitoria proprio come la strada. I graffiti vengono realizzati rapidamente e tante volte clandestinamente, sbucano come i funghi da una parte all’altra delle strade, per poi essere cancellati e sostituiti da altri, con nuovi e diversi messaggi. Consapevoli dell’impermanenza e insieme della visibilità della loro opera, gli artisti della Street Art si concentrano sull’impatto mediatico e sull’effetto sorpresa. . Perché se è vero che queste opere vengono ripetutamente fotografate, è altrettanto vero - come per tutte le opere d’arte - che si coglie la loro carica destabilizzante e rivoluzionaria solo trovandosele davanti, girando l’angolo, alzando la testa, colti da una scossa visiva e concettuale. Case editrici importanti come Phaidon Press hanno dedicato volumi al «Graffitismo» e in particolare a quello di Brick Lane.
Quando si dice che l’arte è vita, mai espressione è stata più vera se riferita alla «Street art». Se si vogliono conoscere le nuove tendenze e incontrare il mondo, questo è il posto giusto, specialmente la domenica quando è allestito un mercato che fa concorrenza all’ormai tradizionale Portobello. Il cuore del Market è l’antica birreria The Old Truman Brewery al 91 di Brick Lane. Fondato nel 1666 come birrificio, è stato per lungo tempo il più grande produttore di birra al mondo. Chiuso nel 1989, ora è invece il centro creativo e multimediale del quartiere, con arte, musica e moda. I graffiti cult sono anche all’interno del disco-pub Vibe Bar, insieme al Big Chilly Bar e al Bagel Bake Shop i posti più “cool” della strada, con musica dal vivo e DJ all’ultimo grido.
Proprio del graffitismo e della Street Art è di cercare gli ambienti più desolati e depressi di una città e rivitalizzarli, ma anche «commettere un reato» che, quando non è semplice imbrattamento, risulta un’operazione culturale, anche se sempre fuori dalle righe. Proprio come fuori dalle righe, giocando con le linee dei segnali stradali, fa Clet Abraham e fa Bansky sfruttando particolari dei muri, degli angoli delle vie. Londra si conferma, con questo quartiere, la città delle tendenze e delle rivoluzioni creative. Non sarebbe male prendere ispirazione anche nella nostra città. Invece di un cartello storto e divelto, meglio uno divertente e creativo. Invece di pareti ridotte a latrine, meglio qualche variopinto murales.
E magari così sbagliando strada, prenderemo la direzione della fantasia, una deviazione fuori dal grigio quotidiano. La nebbia l’abbiamo, gli artisti pure. Un po’ più di coraggio e avremo anche noi la nostra Brick Lane. Il seme è già stato lanciato. Londra non è lontana.