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arte

Due artisti tra verismo e romanticismo

Opere inedite da una collezione per riscoprire l'Ottocento a Parma

di Stefania Provinciali -

15 maggio 2014, 09:25

Due artisti tra verismo e romanticismo

Una mostra nell’Aula Magna del Toschi, visibile fino alla fine di maggio, riporta all’attenzione, Giulio (!4 settembre 1813 - 16 gennaio 1890) e Guido (23 gennaio 1838 - 8 marzo 1909) Carmignani. Dei trenta dipinti esposti (da collezione privata) ben undici, opera di Giulio, sono inediti ed aprono nuove prospettive d’indagine su entrambi gli artisti, il padre Giulio in particolare meno noto del figlio e riscoperto alla fine degli anni Novanta grazie alla passione di Roberto Tassi. L’approfondimento della sua pittura e delle sue qualità analitiche e poetiche si devono, infatti, al critico d’arte che ne stava studiando la felice espressione al momento della scomparsa e in previsione di una mostra a lui dedicata. Tassi segnalava allora il suo “avvio quasi leopardiano“, il punto di maggior vicinanza, in Italia, alla pittura di Caspar David Friedrich, “ma tinto di una dolcezza che il grande tedesco non poteva avere nel superno e tragico cielo in cui viveva”. Senza indugi descrittivi, senza mai cadere nella pittura di genere, i suoi quadri riescono a fondere un certo sentimentalismo di provenienza settecentesca con il senso tutto romantico della natura.
Il tema dominante di questo piccolo ma significativo excursus nella pittura di padre e figlio, attivi a Parma dalla Restaurazione all’Unità d’Italia è il paesaggismo, espressione in cui Giulio aderì con agganci internazionali, sia nell’ambito del verismo pittorico, che in quello della pittura en plein air, vicina alla Scuola di Barbizon.
Il figlio Guido, che conobbe l’orientalista Alberto Pasini, dipinse anche paesaggi orientali. Dei loro rispettivi viaggi alla ricerca di immagini da ricostruire sulla tela ed emozioni restano gli schizzi in diversi album di viaggio, che trovano spazio nell’esposizione.
Ma i due Carmignani furono uniti anche dagli affetti famigliari che contagiarono la loro passione per la ritrattistica, vissuta da due personalità diverse, ma non per questo priva di emozioni condivise. Così gli autoritratti ed i ritratti di grande intensità pongono l’accento su di un genere che trova, nei due pittori, riferimenti in Hayez ed in un romanticismo italiano ricco di relazioni emotive nella rispondenza di gesti e passioni, fino a toccare espressioni aderenti al Verismo.
La mostra, a cura di Marzio Dall’Acqua e Michela Michelotti è accompagnata da catalogo.