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La storia

La domenica della famiglia Gatti: a tavola in 70

Una tradizione che unisce più generazioni: anche nel ricordo di chi non c'è più

di Giulia Viviani -

15 maggio 2014, 09:12

La domenica della famiglia Gatti: a tavola in 70

Dici domenica in famiglia e pensi a una tavolata festosa ma non ti aspetti certo che a tavola ci siano settanta persone. E invece è così se c’è di mezzo la famiglia Gatti, decine di nonni, zii, nipoti e cugini a vari livelli che saltuariamente si ritrovano e fanno festa, come avvenuto ieri al circolo Inzani: «Lo scopo è quello di trasmettere alle nuove generazioni il senso della famiglia e lo spirito di coesione», spiega l’organizzatore del «raduno», Adriano Gatti. Per chi avesse perso il filo delle parentele, al muro c’è il grande albero genealogico che parte dalla metà dell’800 col capostipite Cipriano Gatti e arriva ai giorni nostri con i giovani nati negli anni ‘90. Un albero che andrà sicuramente presto aggiornato, visto che i bambini alla tavolata non mancavano, come Eva, l’ultima arrivata da pochi mesi. Tra i più anziani ci sono invece Bianca, di 95 anni, che ieri non era al pranzo (e che ha però raccolto le memorie di famiglia nel libro «Remembering, la mia vita come un sogno»), poi Luisa che ha compiuto 90 anni da pochi giorni, Giorgio, Umberto, Adriano e Romano.
Sono loro i custodi della storia della famiglia, loro che non mancano mai di ricordare il loro papà, Ernesto che per 33 anni (dal 1920 al 1953) ha fatto l’inserviente (ma spesso anche l’infermiere) in Chirurgia all’Ospedale Maggiore e che compare anche nella foto dell’inaugurazione del padiglione di clinica medica e chirurgica dirette da Umberto Gabbi e Ambrogio Ferrari e pubblicata nel libro «Parma di una volta», di Tiziano Marcheselli: «Mio padre era originario di Sala Baganza ma nel ‘29 comprò indebitandosi la casa in via Imbriani dove siamo cresciuti». Dal matrimonio con la moglie Valentina nacquero dodici figli, ma solo i sei citati sono ancora in vita: «Siamo sempre stati una famiglia unita, ma anche l’Oltretorrente per noi era una famiglia, si stava con la porta aperta e i vicini erano come parenti. Siamo stati così felici in quella casa, che alla morte della mamma ci siamo messi subito d’accordo per l’eredità».
Alla faccia di tutti quei figli che litigano per anni per spartirsi i beni dei genitori. «Quello che ci hanno insegnato è che “anche portando a casa un ramoscello, si può accendere il camino”, che vuol dire darsi da fare, essere ingegnosi ed operosi: mio padre aveva coltivato un’aiuola dell’ospedale durante la guerra ricavandone un quintale di grano».
Era scontato che un tale esempio lasciasse il segno, ed è proprio nel ricordo di quei genitori speciali che Adriano Gatti continua ad organizzare i ritrovi della famiglia, che vive quasi tutta a Parma, a parte qualche eccezione tra Milano, la Lunigiana e la Versilia: «Ci piace soprattutto vedere i ragazzi che si frequentano e si vogliono bene, ci pare che le radici siano ben salde». Le storie s’intrecciano e in così tanti c’è appena il tempo di aggiornarsi sulle cose più importanti, la salute, il lavoro. E non manca neanche il ricordo di chi non c’è più, come testimoniano le foto del giovane Pietro, figlio di Romano e Giovanna, scomparso nel 2010 a soli 28 anni, dopo aver combattuto per sette contro la malattia.
Mai come in questi casi, si vede la vera unione di una famiglia.