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FILM RECENSIONI

Grace di Monaco - Un personaggio del suo rango meritava di più

Solo uno «sceneggiato» per la diva-principessa

18 maggio 2014, 12:11

Grace di Monaco - Un personaggio del suo rango meritava di più

La donna che visse due volte: prima attrice e diva, poi sovrana e moglie. Cita Hitchcock in continuazione (mostrandone anche la sua inconfondibile silhouette), ma assomiglia più a uno sceneggiato prime time con Anna Valle la storia della principessa triste che, abbandonato a malincuore il cinema, non si fece mettere fuori campo dal destino. Un po' biopic (ma molto è inventato o, perlomeno, seriamente romanzato), un po' ritratto di signora, un pò dramma coniugale e un po' intrigo internazionale, questo «Grace di Monaco», già mal digerito in quel di Cannes dove ha aperto senza lampi la 67ª edizione del Festival, rivela molto presto una forte impronta televisiva, un’accessibilità patinata che sfocia nel didascalico, oltre che un aspetto educato ma quanto mai innocuo.
Costretta in un ruolo scritto dal fato - che a volte sa essere un pessimo sceneggiatore - la Grace Kelly del francese Olivier Dahan, ormai dimenticati i fasti del «più grande matrimonio della Storia nel più piccolo stato del mondo», è tentata di tornare sul set, per interpretare «Marnie». Ma all’ultimo sceglie di restare a fianco del marito e del Principato, in pieno caos considerato che De Gaulle medita seriamente di annetterlo alla Francia...
Celebrata, con maggior fortuna, la leggenda e fragilità di Edith Piaf (ne «La vie en rose»), Dahan si accosta ora a un’altra donna-mito giocando pericolosamente con i toni e le tinte (pastello) della favola (tra pigmalioni e streghe cattive), là dove la vita è recita - palcoscenico esistenziale dove ognuno «deve» fare la sua parte - e il tempo delle scelte lascia comunque un retrogusto amaro.
Ma se qualche ambizione metacinematografica (l’entrata in scena, di spalle, della Kelly/Kidman, alcune sequenze che richiamano alla memoria o omaggiano quelle davvero interpretate nella sua carriera dalla bionda preferita da Hitchcock...) farebbe sperare in qualcosa di più elevato, stratificato, personaggi di contorno ridotti al bozzetto (Onassis e la Callas su tutti) e una scrittura mai realmente ispirata fanno in realtà di «Grace di Monaco» un film con poco sale, poco mordente. Si salvano, alla fine, la gran ricerca sul décor che lambisce (complice il gran lavoro della maison Dior, che ha fornito una cinquantina di abiti) volutamente i contorni datati della fiaba e la Kidman che - in un ruolo impossibile - regge primissimi piani che spaventerebbero anche chi ha meno da perdere: mettersi a fare il gioco delle differenze (meglio lei o Grace?) sarebbe ingiusto oltre che inutile.

Giudizio: 2 / 5

SCHEDA

REGIA: OLIVIER DAHAN
SCENEGGIATURA: ARASH AMEL
FOTOGRAFIA: ERIC GAUTIER
INTERPRETI: NICOLE KIDMAN,
TIM ROTH, FRANK LANGELLA, PAZ VEGA, PARKER POSEY
Francia 2014, colore, 1 h e 43’
GENERE: DRAMMATICO/BIOGRAFICO
DOVE: ASTRA, THE SPACE BARILLA
CENTER E THE SPACE CAMPUS