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parma in europa

In curva per una sera

La partita vissuta nella "Nord"

di Gabriele Balestrazzi -

19 maggio 2014, 02:33

In curva per una sera

In curva per una sera, 35 anni dopo.
Allora era Trieste, con la sofferenza e poi l’esplosione di gioia al gol di Bonci che significava spareggio: e alla fine sarebbe stata festa per la serie B. Questa sera è Curva nord: il campo visto di traverso, dopo le tante partite seguite dalla centralissima tribuna stampa; i giocatori più lontani quando la palla è nell’altra metacampo, e il gioco proprio  sotto gli occhi nella porta dei trionfi: appunto quella sotto la Curva nord, quella dei gol di Melli (Sanremese), ancora di Melli (serie A contro la Reggiana), di Baggio (andata finale Uefa) e Crespo (al 92’) alla Juve, e perfino del sinistro sghembo di Junior dell’ultima Coppa Italia… La porta che non tradirà nemmeno stasera, sotto i colpi di Amauri.

Al centro della Curva ci sono i colori e il calore (letteralmente, visto che il direttore dei cori è a torso nudo) dei Boys. Gli ultras parmigiani che mille volte ho raccontato ma mai giudicato, perché prima le persone bisogna conoscerle bene: e perchè se non sono mancati i momenti di tensione ci sono state anche la festa trascinante del gemellaggio con la Samp e le tante riffe benefiche.
Ma la curva Nord è fatta anche di anziani, di bambini, di intere e tranquille famiglie: come sempre dovrebbe essere il calcio. Ci sono decine e decine di maglie crociate o gialloblù, con i nomi sulle spalle che raccontano – come un album Panini senza foto – almeno un pezzo della storia lunga 100 anni: ci sono tanti Crespo e tanti Cassano, ma ci sono anche i Sensini, Dessena, Brambilla, Lucarelli, Parolo. E se il calcio avesse scoperto un po’ prima il merchandising, probabilmente vedremmo anche maglie con scritto Barbuti, Bonci, Caleffi, Bertozzi, Cocconi….

Ci sono i “vice-Donadoni”, che per 90 minuti danno le loro istruzioni: “Torna”, “Pressa”. Ci sono poi i tecnici in dialetto: e allora “Pressa” diventa “Bòca !”. E ci sono, sempre in vernacolo, battute straordinarie: “Ag sèma miga, Antonio”, per un Cassano che inizia a passo lento (ma quanta intelligenza calcistica nelle sue intuizioni...). E per chi cerca di impattare di piede un pallone alto arriva, pur con tono affettuoso, un “Vag con la testa, gozèn”….
C’è perfino, ancora, il coro di 35 anni fa: quel “Parrrma. Parrrma…” con la erre arrotata come alla fine del disco/inno degli anni ’70 di Gigi Stok.

C’è la voglia di far festa, anche se si teme e quasi si sa che non sarà completa: e allora ecco - comunque vada - gli applausi a Ghirardi che nel pre-partita si spinge sotto la curva, a Leonardi, a Pavarini giunto all’ultima parata di una splendida e stimatissima carriera crociata. C’è l’esultanza, pur ancora frenata, per il doppio Amauri. Non c’è invece più il rito delle radioline (anche se qualcuno l’ha portata): il calcio “minuto per minuto” oggi arriva via internet, o più ancora attraverso il “din don” del grande tabellone elettronico.
Ma quando da Firenze il rigore del temuto “biscotto” granata non entra, anziché il “din don” è il boato del Tardini a sottolineare il ritorno del Parma in Europa. Ed è subito festa totale, con il Cassano più sorridente dell’anno che regala l’ultimo assist della stagione al figlio, che come Amauri va in rete sotto la Nord. E con il presidente Ghirardi sollevato in aria dai giocatori, con ancora il commentatore in vernacolo che chiosa: “Ocio, perché s’al casca al fa la buza !”.

Il calcio bello: e non solo perché vincente ed europeo come ai bei tempi. Il calcio alla parmigiana di cui, nonostante tutto, si può restare ancora innamorati, mentre si torna a casa lungo strade che, dopo tanti anni, tornano ad avere i clacson dei tifosi come colonna sonora.