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STECCATA

Caffarra: la Chiesa nel mondo

«Non sono due realtà indipendenti, estranee l'una all'altra, ma legate». Presa di posizione su convivenza, matrimoni gay e strapotere della finanza

di Andrea Del Bue -

20 maggio 2014, 17:40

Caffarra: la Chiesa nel mondo

Il cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, giovedì sera è in un certo senso tornato a casa. Lui che è nato a Samboseto di Busseto, nella nostra città si sente a suo agio, e i parmigiani hanno risposto occupando numerosi i banchi della basilica di Santa Maria della Steccata.
Invitato dal vescovo Enrico Solmi (era presente anche monsignor James Schianchi), in occasione di un ciclo di riflessioni sulle Costituzioni del Concilio Vaticano II, a cinquant'anni dalla loro promulgazione, l’arcivescovo di Bologna ha offerto la propria lettura del documento conciliare «Gaudium et Spes»; essendo il testo finalizzato a spiegare i rapporti che la Chiesa cattolica vuole intessere con il mondo contemporaneo, i temi affrontati sono stati di grande attualità.
«Chiesa e mondo non sono affatto due realtà indipendenti, estranee l’una all’altra – spiega il cardinale -. La Chiesa è dentro al mondo. Lo si legge nel sottotitolo della “Gaudium et Spes”, “De ecclesia in mundo huius temporis” (sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, ndr): “in”, non “et”, quindi la Chiesa nel mondo, non la Chiesa e il mondo come due entità distinte».
Per spiegare quale debba essere il ruolo della Chiesa nel mondo, l’arcivescovo di Bologna prende spunto da alcuni dei temi più dibattuti dell’attualità: «Di fronte a giovani che si sposano sempre meno e scelgono la convivenza – osserva -, di fronte al ricorso al divorzio, passato da una separazione causata da una mancanza a una separazione consensuale, di fronte al tentativo, spesso riuscito in molti Stati, di istituire il matrimonio omosessuale, come si deve porre la Chiesa? Deve accettare tutto questo come processo storico ineluttabile al quale adeguarsi, o invece chiedersi se questi comportamenti migliorano o meno le relazioni tra gli esseri umani, cioè se fanno stare meglio o invece peggio l’uomo e la donna?»
Una risposta l’aveva data poco prima il vescovo di Parma, monsignor Enrico Solmi, con l’ultimo tweet mandato in rete («La famiglia nasce da un uomo e una donna che uniscono le loro vite con un atto pubblico, per noi sacramento, per vivere insieme e generare») con il quale ha riaffermato la centralità, e la non sostituibilità, della famiglia tradizionale.
I temi in materia contemporanea, affrontati dall’analisi del cardinale Caffarra, non finiscono qui. «Che cosa dire, ancora, sulla prevalenza degli aspetti finanziari su quelli puramente economici? La Chiesa deve accettarlo? - si chiede l'arcivescovo di Bologna -. La Chiesa deve valutare e giudicare, ma è impossibile esercitare la propria capacità di giudizio, se non ci sono i criteri: posso avere occhi sanissimi, ma se non c’è luce io non vedo nulla. È quindi la luce della fede a darmi questi criteri, ispirando e governando l’attività della ragione».
Infine, a titolo di esempio, ma anche come tributo alla sua terra, l’arcivescovo Caffarra cita un passo di «Don Camillo della Bassa» di Giovannino Guareschi, definito dal cardinale «uno dei più grandi scrittori cattolici italiani».
Si tratta del dialogo tra lo Smilzo e Don Camillo; il primo asserisce: «La sola differenza è che, mentre il vostro Dio nessuno lo ha mai visto, Stalin lo si può vedere e toccare. E se anche io non l’ho visto e toccato, si può vedere e toccare quello che Stalin ha creato: il comunismo!». A quel punto, Don Camillo allarga le braccia e sospira: «E il mondo sul quale viviamo io, te e Stalin non è forse una cosa che si vede e si tocca?».
Dimostrandosi anche un ottimo interprete, il cardinale Caffarra si congeda così dai fedeli parmigiani che lo salutano con un lungo applauso.