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NEVIANO

Furto sacrilego nella chiesa di Urzano

Rubati un calice d'argento, un turibolo e due candelieri

20 maggio 2014, 22:19

Furto sacrilego nella chiesa di Urzano

Forzando una porticina laterale alcuni malviventi sono entrati nella chiesa di Urzano, portando via un calice d’argento, un turibolo (o incensiere) e due candelieri murali in legno.
Il furto è avvenuto nella notte tra sabato e domenica scorsa. Ad accorgersi del colpo sono stati, diverse ore dopo l’irruzione, i primi fedeli entrando in chiesa, alle 10.15, per ascoltare la liturgia della parola di Dio. Sul posto si sono recati subito i carabinieri di Neviano per i primi rilievi e per eventuali impronte lasciate dai ladri che potessero essere utili per l'indagine.
Piede di porco I malviventi sono entrati nella chiesa, dal lato nord, forzando, con un piede di porco, la serratura delle preziosa porta laterale in legno di noce massiccio, a due battenti e con 18 pannelli.
Rammarico Il parroco, don Giandomenico Ferraglia, che ieri ha fatto regolare denuncia alla stazione locale dei carabinieri, era affrontato: «Sono molto preoccupato per questi atti di vandalismo che ormai non risparmiano neppure i luoghi sacri. Non è stato rubato un grosso valore ma è stata una ferita per tutti i credenti di Urzano che hanno sempre visto questi oggetti sacri in ogni rito particolare: felice o triste».
La secentesca chiesa di Urzano, dedicata a San Vincenzo, già matildica cappella di Sasso, è tra le più antiche del Nevianese e oggi fa parte delle Nuova Parrocchia di Neviano, costituita nel settembre scorso, comprendente altre dieci frazioni del Basso nevianese e affidata ai parroci, don Giandomenico Ferraglia e don Massimo Fava.
Il precedente Nelle chiese del Nevianese il precedente furto sacrilego era avvenuto la notte piovigginosa del 20 ottobre 2011, nella pieve di Sasso dove i ladri, dopo essere entrati nel tempio, sempre forzando una porta laterale, avevano anche manomesso il tabernacolo. Tanto che la domenica successiva dovette recarsi a Sasso il vescovo di Parma, monsignor Enrico Solmi, per la riconsacrazione della millenaria chiesa.