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CANNES 2014

Le sorelle Rohrwacher: «Come api e miele d'Italia»

20 maggio 2014, 21:55

Le sorelle Rohrwacher: «Come api e miele d'Italia»

«Il mio è un film che parla della sconfitta e del perdono: non ci sono buoni e cattivi, sono tutti sulla stessa barca. O ci si protegge o ci si espone, non esistono altre possibilità: ma a volte esporsi significa fallire. Ecco, questo è un film che ha una grande tenerezza verso il fallimento: volevo guardare le contraddizioni di questo Paese senza esaltarle ma nemmeno nasconderle. In fondo l’Italia è un po' come l’adolescente protagonista del mio film: vuole uscire dall’infanzia, ma fa fatica a crescere». Alice nel Festival de «Le meraviglie»: i capelli corti come la sorella Alba e il sorriso sincero (quanto il suo film) di chi quasi chiede scusa di essere al mondo, la Rohrwacher, 33 anni appena (solo Xavier Dolan, tra gli autori in concorso, è più giovane di lei), spiega con morbida calma i segreti della pellicola chiamata a rappresentare al Festival l’Italia: «Sì, è vero: le api e il miele sono il lavoro di mio padre. ma anche se protagonista de “Le meraviglie” è una famiglia di apicoltori non è un film autobiografico. Piuttosto è un film molto personale, familiare: racconto persone e luoghi che conosco, in quella zona di confine tra Umbria, Lazio e Toscana che io chiamo casa».
Qualcuno nella pellicola ha visto una forte dimensione favolistica: «Si può leggere - conferma l’autrice - anche come una fiaba, seppure materica e cruda, ma è anche un film vicino alla realtà. Diciamo che lascia spazio allo spettatore di interpretarlo come vuole: che in un momento come questo in cui agli spettatori viene lasciato così poco spazio, credo non sia una cosa da poco».
Tra gli interpreti del film, che uscirà giovedì in sala, c’è anche Monica Bellucci, ieri accolta sulla Croisette come una diva assoluta, tra richieste di autografi e file di fotografi imploranti: bellissima in un vestito rosso a pois neri (se aveva paura che non la notassero ha scelto bene, anche se poi sul red carpet ha sfilato in nero), Monica ha spiegato che «tutti quanti cerchiamo le meraviglie nella vita: io lo faccio attraverso il cinema. Di Alice mi piace il fatto che non è solo una regista di talento, ma una donna che cerca qualcosa. Da parte mia mi sono sempre più sentita una donna che fa l’attrice e non viceversa: il mio lavoro è anche esperienza umana. E per me girare con Alice era un’esperienza assolutamente da fare, la sua forza sincera e pulita rappresentava qualcosa di irrinunciabile. E’ una ciliegina sulla torta della mia carriera. Una bella ciliegina».
Anche se interpreta un ruolo minore? «Sì, quello non conta: è un ruolo breve ma ha qualcosa di forte. Ed è arrivato in un momento della mia vita in cui lo sentivo necessario». Ne «Le meraviglie» la Bellucci interpreta la presentatrice di un brutto programma tv che davanti alla ragazzina protagonista del film non ha paura a mostrare il suo vero volto, rughe comprese. «Il tempo che passa? Non mi fa paura - continua l’attrice -. Sono già contenta di essere viva. E’ banale dirlo, ma sono davvero molto più felice oggi di quando ero più giovane».
Anche perché «credo che l’età dell’adolescenza sia terribile per tutti: vediamo i nostri genitori con un’obiettività che ci fa male. E’ una caduta delle illusioni che poi ci accompagna tutta la vita: ma d’altra parte se uno resta legato all’illusione muore».
Se per Alba Rohrwacher poi essere diretta dalla sorella «è stato facile, oltre che coinvolgente» («ci siamo sempre sostenute da lontano: stavolta invece - ha spiegato l’attrice - abbiamo provato a fare un percorso insieme, una accanto all’altra»), per Alice, che se deve pensare a una fonte di ispirazione sussurra solo un nome («Rossellini»), non è stato affatto semplice scovare la protagonista, la debuttante Maria Alexandra Lungu: «L’abbiamo cercata tanto - racconta -, ma non riuscivamo a trovarla. Si è fatta attendere: è arrivata per ultima. Quando le abbiamo chiesto se voleva fare “Le meraviglie“, lei era d’accordo e anche sua madre: “Se il film va male - le ha detto - almeno avrai imparato un mestiere serio: l’apicultrice...”».

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