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intervista

Mirca Viola: «Ragazzine malate di web»

Esce giovedì «Cam girl» sul triste fenomeno delle ragazze che si spogliano a pagamento davanti al pc

di Filiberto Molossi -

20 maggio 2014, 22:22

Mirca Viola: «Ragazzine malate di web»

Sono ragazze come tante, precarie da una vita con il conto in rosso, amiche da morire che la crisi ha messo all’angolo. Ragazze della porta accanto: che si spogliano per occhi estranei, smarrendosi tra le maglie larghe della Rete, dove è facile essere chiunque ma si rischia di perdere se stesse. Tu chiamale se vuoi «Cam girl», come le protagoniste, belle e «dannate», del nuovo film di Mirca Viola, da giovedì nella sale. Una pellicola che racconta, senza retorica, «un fenomeno in espansione impressionante. Quello delle ragazze che si spogliano a pagamento davanti a una webcam - spiega la regista - se anni fa poteva essere visto come un gioco esibizionista, adesso per molte giovani è diventato un lavoro vero e proprio. Un business illegale che muove miliardi di euro in nero in cui molte ragazze si sono ritrovate perché senza alternative. In Italia lavoro non ce n’è, qui invece i soldi, apparentemente, sono facili: ma davvero bisogna arrivare a questo punto? Ecco, con il mio film vorrei lanciare un segnale, un allarme».

Hai incontrato delle vere cam girl?
«Sì, anche se, per ovvi motivi, sono molto reticenti a parlare. Qualcuna mi ha raccontato che i soldi sono tanti e si guadagnano in fretta, ma molte altre mi hanno confessato di non essere mai state pagate: imbrogliate e sfruttate da quelli per cui lavoravano. La maggior parte svolge questa attività in modo nascosto, ma in altri casi fidanzati o mariti sono al corrente. Si aggrappano al fatto che non c’è sesso, che tra la donna e il cliente c’è pur sempre uno schermo: ma io penso sia un alibi. Però qual è l’alternativa? Non abbiamo voluto giudicare nessuno con questo film, ma piuttosto cercare di capire».

Giorni fa il preside di una scuola media di Parma ha scritto ai genitori perché guardassero con più attenzione i profili Facebook delle loro figlie...
«Ha fatto bene: i social network nascondono delle insidie. E le ragazzine si espongono troppo, hanno la tendenza a esibirsi, anche perché credono poco in se stesse. Rispetto a quando io ho fatto Miss Italia è davvero un altro mondo».

Rispetto al tuo primo film, «L’amore fa male», che è esperienza è stata questa di «Cam girl»?
«Molto diversa, anche perché qui la maggior parte delle attrici erano debuttanti. E’ stato faticoso gestirle, anche se il film ci ha guadagnato in energia, in spontaneità. Ho girato di corsa, in appena 4 settimane, con un piccolo budget: ma sono contenta del risultato: tutti i personaggi sono credibili, molto veri».

A chi è rivolto il tuo film?
«Ai giovani soprattutto, che vorrei sensibilizzare sui pericoli del web. Credo che a volte puoi imparare più da un film che non dai genitori che ti fanno la morale. Lo so per certo: sono stata una figlia un po' ribelle».