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Quel «giovanotto» di 88 anni... «Carbonaro» si racconta

Il libro del partigiano, scritto con Stefano Rotta, in vendita con la «Gazzetta». Lodovico Stefanini: «Ho voluto spiegare come si viveva, non solo la guerra»

di Franco Brugnoli -

20 maggio 2014, 18:06

Quel «giovanotto» di 88 anni...  «Carbonaro» si racconta

BORGOTARO - «Sapete qual è la mia fortuna? E’ quella di non rendermi conto degli anni che ho…».
In questa frase, è sintetizzata la filosofia di vita di un «giovanotto» borgotarese di 88 anni, che gli acciacchi dell’età non sono ancora riusciti a scalfire. A parte un piccolo abbassamento della capacità uditiva, «per il resto – ci ha detto – sto davvero benissimo».
Si tratta di Lodovico Stefanini, meglio conosciuto come il «Partigiano Carbonaro», grazie al suo libro, in vendita, in questo periodo, con la «Gazzetta di Parma» e scritto in collaborazione con il giovane e bravo collega Stefano Rotta. Abbiamo chiesto a Stefanini qualche riflessione o impressione, dopo questa improvvisa notorietà (presentazioni, interviste, servizi tivù ecc.), dovuta all’uscita appunto di questo volume.

Come è cambiata la sua vita?
«Nella mia vita, in pratica, - ci ha spiegato - non è cambiato nulla. L’unica cosa è che mi sono trovato un po’ a disagio, in quanto non ero abituato a tutte queste cose. Un disagio però anche piacevole, in quanto mi ha consentito di ritrovare persone, amici, partigiani, che non vedevo da tantissimo tempo, come Giuseppe Spagnoli (nome di battaglia «Gamela») o Elio Cecchi (che noi chiamavamo «Lucca», per ricordare la sua città di origine), i quali mi hanno riportato alla mente cose che proprio non ricordavo più».

Tutti i libri hanno una finalità. Qual è quella del suo?
«Io, diciamo che mi sono limitato a raccontare, con l’aiuto di Stefano Rotta, il modo in cui vivevamo allora. Mi sono divertito, in parole più povere, a riproporre queste avventure. In particolare quelle simpatiche, che potessero divertire il lettore, come quando, invasi dai pidocchi e dopo esserci cosparsi tutto il corpo di naftalina, ci siamo trovati in una trentina, divorati dal bruciore, col sedere immerso nelle fresche acque di un canale…».

Ma non sono mancati comunque gli episodi drammatici...
«Certo, ricordo ancora quando, appoggiato ad un sasso, sentivo, vicinissimo alla testa, il sibilo delle pallottole, a quattro dita appunto dalla mia faccia. Non sono stati certo dei bei momenti».

Eventi lieti e meno lieti, dunque...
«Sì, non erano momenti facili. Però, nonostante tutto, - ha spiegato Lodovico - noi allora eravamo sempre allegri e contenti. La gente di oggi davvero non si rende conto dei ritmi e dei problemi di allora….».
Ad un certo punto, Lodovico si alza di scatto, guarda l’orologio e ci lascia: «Chiedo scusa, ma devo scappare. Ho un podere da seguire, qui giù al "Boceto" (una località posta ad una manciata di chilometri da Borgotaro n.d.r.), oggi devo lavorare col trattore e la motosega. E poi devo dare da bere e da mangiare alle galline e guardare le trote del mio piccolo allevamento. Ho anche i piccioni, ma, in una sola notte, una faina me ne ha mangiato nove…».
Tutto questo riguarda il pomeriggio. Al mattino, va doverosamente ricordato che Lodovico va nel suo ufficio tecnico (ora portato avanti dal figlio Paolo), elargendo a tutti saggi consigli e dritte.
E quando si vuole un po’ rilassare, si dedica alla cucina, visto che è accademico onorario e consulente del famoso sodalizio fondato da Orio Vergani.
Che dire? E’ proprio vero che bisogna invecchiare, per diventare giovani...