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Serie A

Una festa fantastica e meritata

L'analisi di Paolo Emilio Pacciani

di Paolo Emilio Pacciani -

20 maggio 2014, 21:52

Una festa fantastica e meritata

Mai così bella, mai così sofferta. La festa del Parma per il suo ritorno in Europa coincide con la fine della stagione che ha celebrato il centenario e arriva in un Tardini gremito. Diciassettemila cuori crociati che hanno battuto forsennatamente all'unisono fino alla parata di Rosati sul rigore di Cerci. E che sono rimasti a celebrare ancora e ancora, perché la voglia di lasciare lo stadio e di tornare a casa ieri sera proprio non c'era.
E' la risposta a tutti quelli che continuavano a ripetere che «il Parma in Europa non ci vuole mica andare», esattamente come nel 1990 dicevano che «il Parma in serie A non ci vuole mica salire». Chi c'era se lo ricorda bene. E chi c'era ieri sera si ricorderà benissimo le due incornate pazzesche con le quali Amauri ha spazzato via il Livorno e ha cambiato una partita che il Parma doveva vincere a tutti i costi per non avere rimpianti nel caso le cose a Firenze fossero andate come tutti, qui, speravano.
E così è stato, a coronare una notte bellissima, iniziata con il grande grazie che il Tardini ha voluto tributare a Nicola Pavarini, il portiere della seconda promozione in A e soprattutto un uomo speciale che in sette stagioni a Parma ha saputo farsi amare dentro e fuori dallo spogliatoio. E c'è stato spazio anche per l'abbraccio a Galloppa, altro ragazzo splendido quando sfortunato, che vuole ricominciare da qui la sua carriera troppe volte interrotta dagli infortuni. Donadoni ha regalato ad entrambi il meritato premio dell'ingresso in campo e così la festa è stata completa.
Meglio di così questo campionato non poteva finire e il grande, enorme «grazie» della Nord va esteso a tutti: società, tecnici e giocatori. Grazie per le emozioni che avete saputo regalarci.