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Martedì sera all'astra

Veltroni: «Berlinguer credeva nell'Europa. E si è sempre battuto per rafforzarla»

L'esponente Pd: «La memoria è importante ma purtroppo rischiamo di perderla»

di Katia Golini -

20 maggio 2014, 18:01

Veltroni: «Berlinguer credeva  nell'Europa. E si è sempre  battuto  per rafforzarla»

Walter Veltroni domani sarà a Parma per il «tour» di presentazione del suo film-documentario su Enrico Berlinguer, storico segretario del Pci. La serata, promossa in collaborazione con l'Unione comunale del Pd, sarà aperta dal segretario cittadino Lorenzo Lavagetto («Vogliamo proporre al pubblico una riflessione sul passato per guardare al futuro»). Prima della proiezione, il pubblico sentirà direttamente dalla voce dall'autore alcune riflessioni sul grande leader politico che portò il Partito comunista italiano a un passo dal sorpasso della Democrazia cristiana. Veltroni, che nel film racconta l'uomo e il politico, dal palco dell'Astra spiegherà perché proporre oggi un film su Enrico Berlinguer: «Perché la memoria è importante e purtroppo vedo che rischiamo di perderla. Perché il mio film è un omaggio ad un uomo straordinario non solo ad una grande leader della sinistra in Italia e in Europa. E infine perché i valori di fondo della sua vita siano ancora importanti: l’onestà, lo stare dalla parte degli ultimi, un senso profondo della responsabilità verso tutta la società italiana da parte di chi sceglie di impegnarsi in politica, la sua passione e insieme la sua sobrietà».

Per quali riforme e per avere incarnato quale ideale Berlinguer ha diritto di entrare nella storia italiana?
«Basta guardare le immagini del suo funerale, l’enorme dolore e l’affetto che lo circondava per capire che cosa abbia significato per l’Italia Berlinguer. Quelle immagini parlano e raccontano un uomo e insieme il Paese che eravamo allora, con speranze, dolori, delusioni».

Il sogno dell'Ulivo e il grande progetto del Pd si sono realizzati?
«Quando nel 2007 ho dato vita al Partito democratico stavo realizzando il mio sogno di una forza politica pienamente riformista che fosse la casa comune di quanti condividevano le idee di cambiamento e solidarietà. Il Pd lo avevo (lo avevamo) immaginato già alla fine degli anni Novanta come la realizzazione piena del progetto dell’Ulivo. Abbiamo accumulato ritardi, abbiamo avuto difficoltà e inciampi anche in questi ultimi anni. Ma credo che l’idea di fondo sia sempre più valida».

Se Aldo Moro non fosse stato rapito e assassinato nel lontano 1978, il Paese e la politica sarebbero andati verso un bipolarismo pienamente democratico?
«Moro e Berlinguer erano i due cardini della politica di compromesso storico. Quando le Brigate rosse hanno compiuto il rapimento Moro eravamo alla vigilia del primo governo sostenuto da Dc e Pci. Fu un passaggio durissimo per l’Italia che segnò la sconfitta di quella ipotesi politica di rinnovamento. Le forze della conservazione, ovunque collocate, impedirono il cambiamento».

Il difficile rinnovamento della sinistra e il ventennio berlusconiano hanno di fatto creato un'omogeneità culturale tra destra e sinistra? Berlinguer è stato un grande leader che credeva davvero in quello che diceva. Con lui sarebbe stato tutto diverso?
«L’Italia di Berlinguer, l’Italia in cui ho vissuto e fatto politica da giovane era molto diversa da quella attuale. Sarebbe sbagliato leggere i fatti di allora con gli occhi di oggi, come fare il contrario».

Berlinguer e l'Europa. Quale messaggio avrebbe mandato agli italiani per sconfiggere l'antieuropeismo?
«Berlinguer è morto nel 1984 mentre girava l’Italia per la campagna elettorale delle Europee. Quel voto ha segnato per decenni il miglior risultato ottenuto dalla sinistra. Berlinguer credeva all’Europa, aveva lavorato per superare le posizioni di diffidenza sull’Unione europea che era stata propria del Pci degli anni Cinquanta. Anche l’eurocomunismo era stato un esperimento importante. L’Europa di oggi è molto cresciuta, è finita la contrapposizione tra i blocchi, siamo passati da una decina di Paesi aderenti a quasi trenta. Questa nuova Europa ha tante potenzialità, ma bisogna superare i burocratismi e dare più forza alle istituzioni comunitarie».