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25 MAGGIO

«Per l'Europa un nuovo inizio è possibile»

Dibattito promosso da Comunione e liberazione in vista del voto. Azzali: «Costruire una società comune». Vittadini: «Non solo unità finanziaria»

di Luca Molinari -

22 maggio 2014, 15:57

«Per l'Europa un nuovo inizio è possibile»

Il futuro dell’Europa si costruisce guardando al passato, riscoprendo gli ideali che hanno portato alla sua nascita.
E’ quanto emerso lunedì sera durante l’incontro «E’ possibile un nuovo inizio?», promosso dal movimento di Comunione e Liberazione nella sala convegni dell’hotel Tre Ville. Per l’occasione sono intervenuti Cesare Azzali, presidente della Fondazione Collegio Europeo, Olivier Ramsayer, dell’Efsa (Head of the Resources and Support Department) e Giorgio Vittadini, professore ordinario di Statistica metodologica dell’Università Milano Bicocca e presidente Fondazione per la Sussidiarietà. Il saluto iniziale di Enrico Santi, responsabile di Cl, ha anticipato gli interventi dei relatori.
«Alla vigilia delle elezioni europee del 25 maggio - ha esordito, leggendo parte del documento di Cl - l’opinione pubblica sembra divisa tra chi spinge per uscire dall’Unione Europea e chi ritiene inutile andare a votare perché il voto, di fatto, non cambierà niente. Sebbene non manchino i sostenitori dell’Ue, si respira un prevalente senso di frustrazione: l’Europa non appare più come un centro, ma come una grande periferia del mondo globalizzato. Ma, nella scia di Papa Francesco, proprio l’essere o il sentirsi “periferia”, se guardato nel profondo, non può costituire l’occasione per recuperare un atteggiamento positivo e darci l’opportunità di un cambiamento?».
Cesare Azzali ha sottolineato il valore dell’Europa e la necessità di costruire una identità europea. «Un nuovo inizio non solo è possibile, ma necessario - ha dichiarato -. Facendo tesoro di quello che è stato finora costruito e prendendo atto di alcuni errori che sono stati compiuti, ora bisogna concentrare l’attenzione sulla costruzione di una società comune. I cittadini europei sono chiamati a costruire un’identità comune, superando le differenze che li dividono». Importante inoltre non parlare di Europa soltanto in prossimità delle elezioni».
«Non si parla mai di Europa in maniera competente al di fuori del periodo elettorale - ha rimarcato Azzali - come se questa realtà fosse qualcosa di lontano da noi. L’Europa invece ci ha permesso di poter godere di sessant’anni di pace, di far girare le merci liberamente tra gli stati europei e di avere un’unica moneta».