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Avvelenati due cani, uno si salva

di Beatrice Minozzi -

22 maggio 2014, 15:55

Avvelenati due cani, uno si salva

Il sospetto ce l’ha avuto da subito Vittorio Rozzi, da quando ha trovato due dei suoi cani pastori in fin di vita in preda a dolori atroci. Ma la certezza che Rosa e Tiranno - due bellissimi meticci simili a Maremmani di 3 e 2 anni - fossero stati avvelenati è arrivata solo dopo che la sezione di Parma dell’Istituto Zooprofilattico Ubertini ha redatto il referto dell’autopsia, eseguita sul corpo della femmina: avvelenamento da dichlorvos, un potente insetticida che le ha letteralmente «spappolato» fegato e reni, provocando una forte emorragia interna.
Se l’è cavata «per un pelo», è proprio il caso di dirlo, Tiranno, che è stato salvato dal pronto intervento del veterinario monchiese Davide Gorreri. Ricorda bene quel giorno Rozzi, quando, giunto nel recinto dove abitualmente pascola il suo gregge di pecore (a 500 metri dall’abitato di Valle), ha notato che Rosa «presentava evidenti segnali di malessere: bava alla bocca, rigidità muscolare e forti tremori» come spiega l’uomo, che ha sporto denuncia per quanto accaduto. «Ho allertato subito il veterinario che le ha prestato immediatamente le prime cure - continua nel racconto Rozzi, proprietario dell’omonima azienda agricola -. Purtroppo, però, non c’è stato nulla da fare e Rosa è morta per soffocamento causato, come certificato dal veterinario prima e dall’autopsia poi, da avvelenamento».
Solo dopo essere tornato dal suo gregge Rozzi si è accorto che anche il figlio di Rosa, Tiranno, presentava gli stessi sintomi. «Ho subito richiamato Gorreri - spiega Rozzi - che questa volta è riuscito a salvare il cane. Probabilmente la sua stazza, più massiccia di quella della madre, lo ha aiutato». Stessi sintomi, identica diagnosi: avvelenamento, questa volta per fortuna non fatale.
Un’ulteriore conferma a quanto già certificato dal veterinario è arrivata anche dall’autopsia, che ha rinvenuto nello stomaco di Rosa dei croccantini, «che di certo non ho dato io ai miei cani - sottolinea l’uomo -. Chiunque sia stato ha quindi avvelenato il cibo per cani e lo ha probabilmente posizionato dentro o comunque nei pressi del mio recinto, dove i cani lo hanno trovato e mangiato».
Le conseguenze di un gesto così vile sono evidenti: un cane morto e un altro «che purtroppo non è più lo stesso di prima - spiega Rozzi -. Per fortuna ho altri cani, una decina tra Maremmani e Border Collie, con cui riesco a gestire il gregge».
Avrebbe potuto succedere anche di peggio, però. «Il campo è vicinissimo alle case - precisa ancora il 35enne - e qui bazzicano persone e spesso bambini che potrebbero toccare o ingerire l’esca avvelenata con gravi conseguenze».
E’ anche per questo che Vittorio Rozzi ha deciso di sporgere denuncia contro ignoti che se mai dovessero essere identificati rischierebbero una condanna penale per uccisione di animali, che prevede la reclusione dai 3 ai 18 mesi.