Sei in Archivio

PERSONAGGI

Elegante anche nell'animo

«Valentino - Ritratto a più voci dell'ultimo imperatore della moda» di Tony Di Corcia

22 maggio 2014, 15:02

Elegante anche nell'animo

Umano e semplice. E’ insolito associare questi due aggettivi a uno stilista come Valentino Garavani, l’imperatore dell’haute couture noto nel mondo anche per il suo aspetto impeccabile e il modo di fare composto, quasi freddo. Eppure, dietro a quel perfezionismo, tratti di umanità insospettabile emergono dai racconti di chi lo ha conosciuto, testimonianze raccolte nel libro di Tony Di Corcia «Valentino - Ritratto a più voci dell’ultimo imperatore della moda».
«Parlando con loro - ha spiegato l’autore in occasione della presentazione - ho scoperto con stupore che c’è anche un uomo capace di gesti affettuosi e in grado di amare». Il volume dipinge il creativo attraverso le interviste, foto mai pubblicate e le voci di un dizionario che ripercorre tappe, eventi, icone e temi di una carriera durata più di mezzo secolo (45 anni più la gavetta).
Si comincia con Matt Tyrnauer, il regista del film/documentario «Valentino: The Last Emperor», che riprende lo stilista e il suo entourage alla vigilia dello storico abbandono del mondo della moda, giunto al termine dei festeggiamenti per i 45 anni di attività, nel luglio del 2007 a Roma, una festa grandiosa che è parsa a tutti un addio, confermato, infatti, nel settembre successivo. Il racconto prosegue con le testimonianze, tra le altre, di Daniela Giardina e Barbara Vitti, storiche pr della maison, Pat Cleveland, la top model che per questa ha sfilato e posato per molti anni, Dario Ballantini, l’imitatore di Valentino che durante la trasmissione televisiva Striscia la notizia lo ha «trasformato in una maschera», come ha spiegato lui stesso, Matteo Marzotto, che nel 2002 acquisisce la Valentino S.p.A. attraverso il Gruppo Marzotto e Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli, i due designer che hanno raccolto l’eredità della casa di moda.
Nelle pagine, emerge anche un co-protagonista, Giancarlo Giammetti, quel ragazzo conosciuto in una calda serata romana del 1960, mentre in via Veneto impazzava la Dolce Vita,la persona che diventerà l’altra metà di Valentino, nel lavoro e, ancora oggi, nella vita. Uno creativo, l’altro imprenditore, i due ragazzi si sono amati, hanno litigato e lavorato, creando «un’azienda diventata nel giro di pochi anni un’eccellenza nel mondo - ricorda Di Corcia - e che amo paragonare alla Ferrari, simbolo del design italiano» e anche lei, manco a farlo apposta, famosa per il suo rosso. Il «rosso Valentino», appunto, che è diventato quasi un luogo comune e che ha reso belle e felici star e first ladies che non hanno bisogno del cognome per essere riconosciute: Jackie (Kennedy), Liz (Taylor), Audrey (Hepburn) e Sophia (Loren). Lo stilista, però, non era solo tinte, fiori, drappeggi e animalier (fu uno dei primi couturier a introdurre questo tema nelle sue creazioni) ma, prima di tutto, il sacerdote dell’eleganza, frutto delle regole della sartorialità: ferrea coerenza, equilibrio di forme, colori e proporzioni e precisione millimetrica («era in grado di capire se ci fosse anche solo mezzo centimetro in più», racconta Vitti). Tutto ciò accadeva anche in pieno Sessantotto, il periodo delle contestazioni e delle ragazze che non indossavano che l’eskimo. Fu proprio in quegli anni che Valentino ottenne un successo senza precedenti con una collezione tutta bianca, leggiadra e preziosa. Anche così, il couturier è diventato l’ultimo custode dell’alta moda.R. Cu.
Valentino - Ritratto a più voci dell'ultimo imperatore della moda
Lindau, pag. 300,24,00