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Personale

L'oggetto specchio dell'anima

Duplice mostra per Pasini. ll fotografo svela nei suoi ritratti l'anima segreta di noti parmigiani

di Manuela Bartolotti -

22 maggio 2014, 20:32

L'oggetto specchio dell'anima

Psyché per i greci era l’anima ed era raffigurata spesso come una farfalla, creatura esito di metamorfosi, variopinta e inafferrabile. E’ difficile ritrarre e fermare in uno scatto qualcosa di così sfuggente, ma si può trovare un oggetto che la rappresenti, diverso per ogni persona.
Il fotografo Paolo Pasini ha accolto una sfida personale, ambiziosa, un vecchio sogno e l’ha realizzato in due mostre contemporanee: a Palazzo Giordani a Parma (fino al 29 maggio) e a casa Cavezzi a Montecchio nell’ambito del Festival di fotografia europea (fino al 1 giugno, solo sabato e domenica).
L’idea-psyché era già in “bozzolo” per il fotografo in maniera sperimentale, realizzata con tecniche sofisticate quali la resinotipia. L’anima affiorava attraverso la materia stessa di stampa, in una sorta di procedimento alchemico. Si vede a Montecchio nel trittico del padre dove, dietro studiati strappi, appaiono nitidi i dettagli dell’orecchio, della mano, dell’occhio, mentre nell’autoritratto di Parma è racchiuso tutto il senso della mostra: psyché è nel riflesso anamorfico della sfera in primo piano, d’effetto parmigianinesco. Gioco e mistero, come piaceva al Manierismo. Questo retaggio antico è riproposto col moderno mezzo fotografico.
Il fascino dell’opera di Pasini è un raffinato ammiccamento per introdurre nel labirinto della realtà, della coscienza. Ha inseguito i personaggi più rappresentativi di Parma e provincia e li ha fatti posare con il loro “oggetto dell’anima”, quello che simboleggiasse il senso della propria vita, della propria interiorità. Alcuni hanno portato cose apparentemente estranee al loro mestiere e alla loro fama, ma rivelatrici di un privato mondo interiore di sogni e passioni. E’ stato chiesto di mettersi in gioco, di esporsi. Pasini, dopo aver ritratto i fiori come persone, in tutta la loro seducente colorata bellezza, è riuscito a catturare le sfuggenti farfalle-anima, in bianco e nero.
Allora s’intuisce che gli oggetti a fuoco, in primo piano, sono solo le ali, gli slanci del cuore, mentre la sostanza di “psyché” è proprio il personaggio sfuocato ma abilmente carpito nel gesto e nello sguardo. Il gioco era un pretesto per attrarre e fermare, per far mostrare e concentrare.
L’anima c’è, ma dietro, rapita mentre posa distratta dall’offerta della sua vanità. Les jeux sont faits.