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Il marchio è un patrimonio e deve essere tutelato

Secondo incontro del ciclo «I giovedì del diritto industriale». Magelli: «La disciplina è matura, ben articolata e moto tutelante»

24 maggio 2014, 09:53

Il marchio è un patrimonio e deve essere tutelato

Maggiore fedeltà da parte dei consumatori, minore vulnerabilità ad azioni di marketing della concorrenza, più potere contrattuale nei confronti della distribuzione. Sono benefici che un’azienda ricava dal proprio brand il quale, per queste ragioni, va tutelato in modo efficace e corretto, in quanto rappresenta un vero e proprio patrimonio. Il tema del marchio e della sua utilizzazione è stato approfondito nel secondo incontro del ciclo «I giovedì del diritto industriale», organizzato a palazzo Soragna dall’Unione parmense degli industriali.
«Il marchio è uno degli strumenti più validi per cercare di valorizzare il posizionamento di un’azienda sul mercato e va salvaguardato. In uno scenario globalizzato, questo strumento e la consapevolezza delle sue ricadute sono fondamentali non solo per un maggiore consolidamento, ma anche per ridurre i rischi connessi alla possibilità che ci si scontri con comportamenti concorrenziali non proprio legittimi», sottolinea il direttore dell’Upi Cesare Azzali. Ecco quindi l’importanza di conoscere la disciplina in materia, ormai «matura, ben articolata e molto tutelante» spiega Silvia Magelli, avvocato e consulente Upi sulle questioni attinenti la proprietà industriale.
L’esperta si sofferma sui principi fondamentali: l’uso e la difesa. «Quanto al primo consente di ottenere una grande rinomanza e può sanare un difetto originario, ma comporta anche una responsabilità più consapevole. In merito alla seconda, affidata a giudici specializzati, il titolare di un segno può chiedere che sia disposta l’inibitoria (della fabbricazione, del commercio, dell’uso) di qualsiasi violazione del suo diritto». Ovviamente la tutela scatta se il marchio è registrato. A proposito, la Magelli fa presente il fatto che dopo l’avvio della procedura, il logo viene pubblicato per un certo periodo prima della conclusione dell’operazione. «In questo lasso di tempo, da qualche anno sia dagli uffici comunitari dei brevetti che da quello nazionale (Uibm), è prevista una procedura di opposizione alla registrazione da parte di chi vi riscontri similarità». E’ poi Fabrizio Dallaglio, ingegnere e consulente in proprietà industriale, a ricordare che «il deposito di un marchio in media dura dall’anno all’anno e mezzo e la validità è di 10 anni, rinnovabili». Invece Angela Campochiaro, commercialista e consulente tecnico economico in materia, entra nel merito della valutazione economica del marchio (considerato un bene immateriale), che si rende necessaria in caso di cessione ma soprattutto di controversia legale (contraffazione).