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editoriale

Un voto per l'Europa un voto contro il caos

L'opinione del direttore Giuliano Molossi

di Giuliano Molossi -

24 maggio 2014, 09:03

Un voto per l'Europa un voto contro il caos

Si sa già chi vincerà. ll primo partito, purtroppo, sarà quello di chi non andrà a votare. Un grave errore far scegliere ad altri quello che puoi scegliere tu, ma bisogna riconoscere che questa volta hanno fatto proprio di tutto per allontanare la gente dalle urne. Anziché confrontarsi sull'Europa, hanno parlato di Dudù, di Hitler, di gogne, di piazzale Loreto, di tribunali del popolo. Sono tantissimi anche gli indecisi. Per conquistarne la fiducia, per rassicurare i più anziani e moderati fra loro, Grillo è andato persino a Porta a Porta. Non ha urlato, non ha detto parolacce, ma sui programmi è parso debolissimo. Uscire dall'euro, fermare i cantieri dell'Expo, bloccare gli inceneritori, sospendere la Tav: ecco l'Italia, la povera Italia, di Grillo. E a Vespa che gli faceva osservare che per governare occorre il 50,1 per cento, ha risposto, infastidito, che in caso di vittoria porterà i suoi sotto il Quirinale per chiedere le dimissioni di Napolitano e di Renzi e per andare subito ad elezioni politiche. Il Movimento 5 Stelle, che ha occupato gli enormi spazi lasciati liberi dalla sinistra e dalla Lega, avrà certamente un ottimo risultato elettorale, superiore al 25 per cento di un anno fa, stando alle previsioni. Bisognerà però vedere come si comporterà il nuovo Pd di Matteo Renzi. Il premier ha l'obiettivo minimo di conquistare almeno un voto in più di Grillo. Ma per salvare il tavolo delle riforme deve vincere bene (sopra il 30 per cento e con qualche punto di vantaggio su Grillo) e sperare che Forza Italia non crolli, anche se il discusso Italicum (che prevede il ballottaggio fra i primi due) sarebbe già stato accantonato. Berlusconi infatti non darebbe certo la sua benedizione a un sistema elettorale a doppio turno che, come terza forza, lo taglierebbe fuori da tutte le sfide.
Grillo è abile e fortunato. E' riuscito a catalizzare la rabbia sociale di chi fatica a campare e continua a vedere sprechi e privilegi intollerabili. I recenti scandali per fatti di corruzione all'Expo, che hanno portato in manette esponenti di destra e di sinistra, hanno senz'altro fornito altra benzina allo sceriffo anticasta. Ma Renzi è un osso duro anche per lui. Per cominciare ha trent'anni di meno (e non è un particolare insignificante), fino a prova contraria non ha scheletri nell'armadio, in questi primi mesi si è dato parecchio da fare (alcune cose buone, altre meno, ma l'impegno è indiscutibile), ha progetti interessanti per rilanciare il Paese. Per la prima volta è chiamato alla prova del voto. Sono elezioni europee, ma non c'è dubbio che il risultato del Pd sarebbe letto da tutti come un giudizio al suo governo. Forse è un po' presto per sperare in una pagella di tutti 8, ma al premier basterebbe la sufficienza per andare avanti.
Il voto di domani metterà a confronto europeisti (più o meno scettici) e populisti, quelli che vogliono un'Italia più forte in un'Europa migliore e quelli che al contrario disprezzano la Ue e vogliono abbandonare l'euro per tornare alla lira, ma sarà anche un referendum pro o contro il governo. E' sempre stato così. Ma questa volta la posta in gioco è più alta che in passato. La bocciatura di Renzi aprirebbe scenari preoccupanti nella loro imprevedibilità. Non ci fa paura Grillo, ci fa paura il caos.

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