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Film recensioni

Le meraviglie

Opera "minimale" fuori dai canoni e lontana dai cliché. Una fiaba nuda e cruda come scritta sull'acqua

di Filiberto Molossi -

25 maggio 2014, 23:47

Le meraviglie

Ha un inizio inquieto, con quei fari che si agitano nella notte, ma poi in realtà diventa quasi una fiaba, nuda e cruda, dove le api escono dalla bocca e le fate fanno magie via satellite: è un film sulla sconfitta dell’utopia, su un fallimento guardato con tenerezza, dove si può leggere anche la fatica di crescere, di diventare «grande», non solo di un’adolescente ma di un intero Paese, «Le meraviglie», l’opera seconda, felicemente inclassificabile, della 33enne Alice Rohrwacher.
Presentata nei giorni scorsi a Cannes (dove il pubblico gli ha tributato 12 minuti di applausi, mentre i critici, almeno quelli francesi, si sono dimostrati decisamente più freddi), la pellicola ha una surreale (e talvolta lirica) autenticità, e nessun cliché, nessun artifizio: un film piccolo e irrituale, non solo per i canoni del nostro cinema, scarno e struccato, scritto sull’acqua (o sulla sabbia), fiero di un approccio minimalista e alternativo. La Rohrwacher (sorella della più nota Alba, che qui interpreta la parte della madre) guarda ad Olmi (anche se lei sussurra piano un altro nome, Rossellini) e a Fellini (e non solo perché la giovane, e nella realtà timidissima, protagonista - Maria Alexandra Lungu, una scoperta -, si chiama Gelsomina...) raccontando, con stile asciutto, mai incline ad alcun autocompiacimento, il quotidiano - nelle terre che furono degli etruschi (nella campagna tra Umbria, Lazio e Toscana) - di una famiglia di apicoltori, strenui (e ultimi) difensori di una civiltà contadina destinata a scomparire. Un regno, in cui si è liberi come nessuno e insieme prigionieri, primitivo, arcaico, fuori dal tempo e dal mondo: non luogo da cui si può fuggire solo attraverso i sogni perdenti della brutta televisione (rappresentata da una Monica Bellucci che non ha paura di mostrare le rughe) o improvvisando un balletto sulle canzoni di Ambra.
Originale e molto vero, diretto eppure stratificato, nella descrizione di una famiglia «diversa», «altra» (composta solo da donne ma dominata dalla figura di un padre autoritario), in cui la lingua (che sono mille: il padre è tedesco ma con la moglie il linguaggio segreto dell’affetto diventa il francese...) è un luogo, con una sua precisa dimensione narrativa, «Le meraviglie» è un film rischioso nel suo essere «marginale», più suggestivo che appassionante, vivo ma piccolo. Anche se quel sentirsi straniero a sé e a tutti non può non farne un oggetto delicato e insieme prezioso.
Giudizio: 3/5

SCHEDA
REGIA: ALICE ROHRWACHER
SCENEGGIATURA: ALICE ROHRWACHER
FOTOGRAFIA: HELENE LOUVART
INTERPRETI: MARIA ALEXANDRA LUNGU, ALBA ROHRWACHER, MONICA BELLUCCI, SAM LOUVYCK, LUIS HUILCA
GENERE: DRAMMATICO
Ita/Svi/Ger 2014, colore, 1 h e 50’
DOVE: ASTRA