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Storia di Parma

Parma sotto il regime fascista

"Gli anni del littorio", volume ricco di notizie e nomi. Fiorenzo Sicuri ricostruisce gli anni della dittatura nel nostro territorio: dalla promulgazione delle leggi eccezionali alla guerra d'Etiopia. La vita di ogni giorno tra consenso e opposizione

di Giuseppe Marchetti -

25 maggio 2014, 23:18

Parma sotto il regime fascista

Con ammirevole acribia di storico e di scrittore innamorato della propria città, Fiorenzo Sicuri prosegue l'esplorazione delle fonti e dei documenti che illuminano il suo passato novecentesco. E' un cammino che abbraccia, anno più anno meno, ormai un secolo, da quando egli pubblicò nel 2010, per i tipi dell'editrice Uni.Nova, «Il guerriero della rivoluzione. Contributo alla biografia di Guido Picelli (1889-1937)». Seguirono gli studi dedicati a «La fiducia attesa. I quarantacinque giorni a Parma. 25 luglio-8 settembre '43», e «L'ebreo nella soffitta. La discriminazione degli ebrei parmensi» per le Edizioni Mattioli 1885 di Fidenza che ora pubblicano certamente il libro più corposo e impegnativo di Sicuri, questo «Gli anni del Littorio. Il regime fascista a Parma dalle Leggi eccezionali alla guerra d'Etiopia. 1925-1936» (presentazione giovedì alle 17,30 alla libreria Fiaccadori con l'autore ed Ercole Camurani dell'edtrice Mattioli 1885 e Roberto Chiarini, docente di Storia contemporanea all'Università di Milano). E' un'opera che non esitiamo a definire di grande pregio storico, e così fitta di dati, documenti, rilevazioni e indicazioni da lasciare stupefatti anche coloro che di solito conoscono questi argomenti. Stupiti tanto più - costoro e i lettori più avveduti - poiché l'autore nella Premessa ci informa che «la situazione degli archivi fondamentali per la ricostruzione della storia di un regime totalitario, non è per nulla incoraggiante». Sono andati distrutti a Parma gli archivi della Prefettura e della Questura, distrutti o dispersi l'archivio del Partito Nazionale Fascista, della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, dei sindacati fascisti e delle corporazioni, e poi gli archivi del Gruppo universitario, dell'Opera Nazionale Dopolavoro, dell'Opera Balilla, della Camera di Commercio, del Consiglio Provinciale delle Corporazioni e del Consorzio Agrario «Antonio Bizzozero». Rimane, conclude sconsolato Sicuri, «un unico punto di riferimento archivistico rilevante, l'Archivio Centrale dello Stato e, in particolare l'Archivio del Ministero dell'Interno ove si sono svolte per lo più le nostre ricerche». Una situazione veramente difficile, dunque. Ma Sicuri, docente di Storia e Filosofia e dottore di ricerca in Storia contemporanea, non s'è perso d'animo. Con pazienza e ostinazione, ha ripreso, via via che se ne presentavano le occasioni, i fili del discorso, gli agganci, le memorie, i temi centrali e quelli solo apparentemente periferici, gli appunti, gli indizi, gli argomenti, le relazioni, i referti, i proclami e le varie rassegne pubbliche e interne del fascismo parmense e parmigiano, elaborando alla fine un eccezionale e rigoroso repertorio bibliografico e di riferimento che gli ha permesso di raccogliere e commentare nei cinque ampi capitoli di questo libro, prima «L'inizio del regime fascista 1925-1929», e poi la rassegna dell'organizzazione del «Partito Nazionale Fascista», i «Microcosmi politici: l'antifascismo parmense», gli atteggiamenti di «Chiesa cattolica e fascismo a Parma», e infine la storia di «Parma e la guerra d'Etiopia», con la curiosa canzone: «E mi donca, da pramzan / n'androj contra j african / con la nostra gran Legion / dei terribili Leon? / N'androj miga a conquistar / chi paes de d'là dal mar / pien d'caffè, d'or ed forment / da gnir siori int un moment». Ma al di là e al di sopra di ogni folclore, ecco una storia che non sempre è stata ben prospettata e vissuta, e soprattutto studiata. Fiorenzo Sicuri, che procede con estrema cautela e sempre scortato da una sicura dose di fonti, ripercorre il cammino che si è proposto, fornendoci anche alcune singolari curiosità. Esistette, per esempio a Parma, attorno al '25-'26, un movimento supernazionalista chiamato «La Guardia al Brennero» nel contesto di frizioni fra Italia e Austria circa la questione dell'Alto Adige e del Tirolo del Sud, movimento promosso e sostenuto da Filippo Tommaso Marinetti con la sua ben nota irruenza. Un altro elemento caratteristico del regime fu quello rappresentato dal «mito della guerra» e della costruzione di «un uomo nuovo fascista»: mito che a Parma trovò una fitta schiera di sostenitori. Nel '26 Parma annovera ben 53 fasci dove si raccolgono 10.647 iscritti, e nell'ottobre del '40 pochi mesi dopo l'ingresso in guerra dell'Italia, in provincia i 51 comuni avevano 68 fasci di Combattimento. Come si sa, anche questo giornale dal titolo glorioso settecentesco dovette mutarlo in «Corriere Emiliano», mentre il popolo dei Fasci Giovanili partecipava ai Pre-Littoriali e ai Littoriali della cultura e dell'arte conseguendo notevoli affermazioni fra le quali si distinsero quelle di Attilio Bertolucci per la poesia e di Pietro Viola, allora studente alla Normale di Pisa, per la critica letteraria. Di particolare importanza, inoltre, quei movimenti che Sicuri definisce descrivendo l'antifascismo parmense «Microcosmi politici», e che dopo la proclamazione delle «leggi fascistissime» (1926) cominciarono a subire i relativi provvedimenti repressivi che condannarono Isola, Gorreri e Griffith assieme ad Abati, Fantoni, Grolli e Guatelli accusati di «organizzazione comunista». Determinante appare, durante la parte centrale del Ventennio e specialmente dopo il Concordato del '29, il consenso della Chiesa al regime, consenso che Sicuri studia con particolare rigore e ricerca documentale nel capitolo «Parma e la guerra d'Etiopia» che porta in primo piano le figure del vescovo Colli, di don Guglielmo Laurini e del vescovo Vianello assieme a quella di Padre Placido da Pavullo, il famoso «Frate Tempesta». Complessivamente, questo ampio volume presenta, dunque, un affresco di politiche sociali, cittadine e individuali (circa millecinquecento sono i nomi citati!) del massimo interesse , dall'area socialista e cattolica a quella liberale e democratica: un lavoro che attesta la dotta esperienza dello studioso come il suo intonso amore per la storia della propria città.
Gli anni del Littorio - Mattioli 1885, pag. 339, 18,00