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Cara, carissima casa: in arrivo la stangata Tasi

Nel comune di Parma aliquota massima. Tassa sulla prima abitazione da pagare entro il 16 giugno: costerà 4 volte di più della mini Imu

di Luca Molinari -

27 maggio 2014, 22:13

Cara, carissima casa: in arrivo la stangata Tasi

Stangata Tasi per i parmigiani. La nuova tassa sui servizi indivisibili – che sostituisce l’Imu - andrà a colpire soltanto i proprietari delle «prime case», provocando aumenti anche di quattro volte superiori rispetto alla mini-Imu dello scorso anno.
Non solo. Se l’abitazione principale ha una rendita catastale inferiore ai 450 euro – come, ad esempio un appartamento di 70 metri quadri in periferia - e non si ha diritto alle detrazioni del Comune, la Tasi costerà di più rispetto all’Imu del 2012.
La Tasi, così come deliberato nei giorni scorsi in consiglio comunale, ha l’aliquota massima, 3,3 per mille (2,5 per mille più l’addizionale dello 0,8) e deve essere pagata (prima rata) entro lunedì 16 giugno. Le detrazioni del Comune sono calcolate tenendo conto della rendita catastale e dell’Isee (sono previste esenzioni e sgravi variabili per Isee non superiori a 20 mila euro).
Diverso il discorso per le case di lusso, per le quali rimane il pagamento dell’Imu al 6 per mille, a cui va aggiunto un pagamento dello 0,6 per mille per la quota relativa ai servizi. La tassazione sulle prime case, negli ultimi quattro anni, è stata caratterizzata da continui alti e bassi. Nel 2011, quando ancora esisteva l’Ici, non erano previste tasse sull’abitazione principale, ma soltanto sulle seconde case. Nel 2012, quando è stata introdotta l’Imu, per un’abitazione di 100 metri quadri, in centro storico (con una rendita catastale di oltre mille euro e una base imponibile di oltre 180 mila euro) si spendevano 886 euro. Lo scorso anno, invece, con l’abolizione dell’Imu, per lo stesso appartamento si pagavano 145 euro, per effetto della mini-Imu (presente soltanto in alcuni Comuni, tra cui Parma). Con la Tasi invece si pagheranno 597 euro (se non si ha diritto a detrazioni), quasi trecento euro in meno rispetto al 2012, ma circa 450 euro in più rispetto allo scorso anno.
I «benefici» della Tasi inoltre si riducono progressivamente con il calare della rendita catastale. Per un immobile di 80 metri quadri, in periferia, (con una rendita catastale di poco superiore ai 500 euro e una base imponibile di 85 mila euro) nel 2012 si pagavano 315 euro, nel 2013 68 euro e quest’anno 283 euro, una cifra quattro volte superiore alla mini-Imu e soltanto 32 euro in meno rispetto al 2012 (senza calcolare eventuali detrazioni). Chi invece possiede una prima casa con una rendita catastale inferiore ai 450 euro (ad esempio un appartamento di 70 metri quadri in periferia) pagherà di più rispetto a due anni fa, sempre che non abbia diritto alle detrazioni comunali. Ad esempio, per una abitazione con una rendita catastale di 400 euro nel 2012 si pagavano 203 euro di Imu (in assenza di figli) mentre quest’anno l’importo della Tasi sarà di 222 euro, una ventina di euro in più. Più la rendita catastale si abbassa e più la Tasi cresce rispetto all’Imu 2012. Il rischio di aumenti infatti si concentra sulle case di valore medio-basso perché l’Imu era molto alleggerita dalla detrazione fissa di 200 euro (più 50 euro per ogni figlio convivente fino a un massimo di 400 euro) sparita con la Tasi.
Al pagamento della Tasi bisogna infine aggiungere quello della Tari, la tassa sui rifiuti che sostituisce la Tares, e che, assieme all’Imu (solo per le seconde case), forma la Iuc, Imposta unica comunale.