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commemorazione

Bardi rende onore alle vittime della tragedia dell'Arandora Star

Celebrata una messa di suffragio per i morti della nave affondata dai tedeschi il 2 luglio 1940. Il sindaco Pontremoli: «Dobbiamo imparare dagli errori del passato»

di Erika Martorana -

06 luglio 2014, 13:29

Bardi rende onore alle vittime della tragedia dell'Arandora Star

Si è tenuta a Bardi, nella cappella cimiteriale, una messa in suffragio per le vittime della tragedia dell’Arandora Star, avvenuta il 2 luglio 1940. Alle 6 di quel terribile giorno, l’U-Boot 47 tedesco colpì la nave da crociera inglese e la fece affondare. Questo episodio, con 446 vittime italiane, resta tra i più drammatici nella storia dell’emigrazione. Quelle persone, strappate alle proprie famiglie, alle proprie case, alle attività costruite in anni di duro lavoro, morirono con una sola «colpa»: quella di aver cercato in terra britannica la speranza, un futuro per loro e per i propri figli.
Si trattava di emigrati che per il governo inglese erano diventati, tutto d’un tratto, nemici da eliminare, pericolose spie, che pertanto meritavano di essere private all’improvviso, in seguito all’entrata in guerra dell’Italia, avvenuta il 10 giugno 1940, di tutti i loro diritti, anche di quelli sanciti dalla Convenzione di Ginevra.
La nave, salpata da Liverpool il 30 giugno con 1.564 deportati - 712 erano italiani, gli altri di nazionalità austriaca e tedesca - era destinata ad un campo di prigionia canadese. Ottantasei erano i prigionieri politici; gli altri, uomini tra i 16 ed i 75 anni, erano stati «rubati» alle famiglie, e, ignari del proprio destino, caricati in sovrannumero sull’Arandora Star, stipati nelle cabine ed in ogni angolo possibile della nave che, in realtà, non poteva contenere quel numero eccessivo di passeggeri. Persino il salone un tempo utilizzato per le serate danzanti, quando l’Arandora Star era un’elegante nave da crociera, venne trasformato in un dormitorio.
Il viaggio si interruppe, per sempre, al largo della costa nord-ovest dell’Irlanda. Trentacinque minuti: fu questo il lasso di tempo impiegato dall’imbarcazione per affondare mentre 800 persone affogavano, perdendo così la vita. Numerose, troppe, le «coincidenze» sfavorevoli che provocarono il gran numero di vittime: tra queste, la mancanza di un qualsiasi segno di riconoscimento in grado di far capire al sommergibile tedesco che la nave trasportasse deportati.
Come affermò l’equipaggio dell’U-Boot, l’Arandora Star era facilmente scambiabile con un mercantile militare, soprattutto per il suo colore grigio. Inoltre, nessuna istruzione era stata data sulle procedure di emergenza e solo 14 erano le scialuppe di salvataggio. Fu un prigioniero, il comandante della nave tedesca SS Adolph Woermann, Otto Burfeind, a guidare le operazioni di evacuazione, mentre l’incrociatore canadese St. Laurent, grazie all’sos, riuscì a portare in salvo 586 passeggeri.
Nel 74° anniversario dell’affondamento, il comitato «Pro vittime Arandora Star» ha organizzato una toccante funzione celebrata dal parroco, don Luigi Pini, alla presenza di numerosi bardigiani e di familiari delle vittime giunti anche da altre regioni. In forma ufficiale, erano presenti il sindaco Valentina Pontremoli, la consigliera delegata, Daniela Nota e, in rappresentanza del Comune di Bedonia, la consigliera Serena Previ. Nel suo discorso, il primo cittadino di Bardi ha sottolineato il valore del ricordo: «Continuare a commemorare, anno dopo anno, questa tragedia è prima di tutto un dovere per tutti noi - ha sottolineato la Pontremoli -. Il mondo deve imparare dal proprio passato, dai propri errori; dobbiamo onorare le nostre vittime ed impegnarci affinché cose come queste non accadano più».