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Destination hope In mostra le foto di Gandolfi

31 agosto 2014, 17:05

Destination hope In mostra le foto di Gandolfi

Oltre 120 fotografie per 13 storie e un unico scopo: sensibilizzare l'opinione pubblica sul diritto alla salute. Si intitola «Destination hope» (destinazione speranza). Una grande mostra dedicata al tema dell'accesso alla sanità nel mondo. La organizza l'agenzia Parallelozero, tra i cui fondatori e fotografi c'è anche il fotoreporter parmigiano Alessandro Gandolfi. E proprio Gandolfi, che ha una lunga serie di servizi alle spalle per le più prestigiose riviste nazionali e internazionali, firma quattro delle tredici storie che compongono Destination hope.
La mostra si svolgerà a Palazzo Braschi nel cuore rinascimentale di Roma (fra Piazza Navona e Corso Vittorio Emanuele) dal prossimo 27 settembre al 9 gennaio 2015, nel Festival della Letteratura di Viaggio. E i fondi necessari per l’organizzazione della mostra saranno raccolti anche attraverso una campagna di crowdfunding lanciata a fine agosto. Chiunque volendo può donare (da 10 euro in su) cliccando il progetto Destination Hope sul sito www.produzionidalbasso.com
«Il diritto alla salute è universale -spiegano i promotori dlel'iniziativa -. Eppure la salute non è per tutti, e spesso nemmeno a portata di mano. Milioni di persone sulla terra sono costrette a lunghi viaggi per sottoporsi a cure non disponibili nella loro città o nel loro paese. A volte le cure sono troppo care, altre volte inesistenti o addirittura illegali in quella particolare nazione. Ma nella maggior parte dei casi i drammi personali e collettivi legati a questi flussi migratori della salute restano sconosciuti. Sono loro i protagonisti di Destination Hope: esseri umani che ogni giorno si affannano per ottenere cure migliori. Aggirando ostacoli geografici, superando confini politici... Innumerevoli casi uniti da un comune denominatore: la speranza».
I fotografi impegnati sono cinque (oltre a Gandolfi, Simone Cerio, Bruno Zanzottera, Sergio Ramazzotti e Paulo Siqueira). Le storie che raccontano - come detto - sono tredici. C'è la drammatica situazione della chirurgia traumatologica nell'Afghanistan martoriato da anni di guerre. L'ospedale cattolico nel nord del Benin che cura i musulmani provenienti dal NIger. O la complessa situazione sanitaria nella striscia di Gaza. ma anche le cliniche plastiche della Corea del Sud dove le giapponesi vanno a farsi operare a basso prezzo per togliere gli occhi a mandorla. O il viaggio di un corriere volontario tedesco che porta il midollo osseo a un paziente in attesa di trapianto. E poi le mamme in affitto in India, le assistenti sessuali per disabili in Italia, il suicidio assistito in Svizzera, la cannabis terapeutica negli Stati uniti. I lunghi viaggi verso i centri medici nell'Himalaya o sulle montagne peruviane m aanche quelli degli americani meno abbienti che devono cercare le cure a buon mercato in Messico.r.c.