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NUOVI CONTI

L'Istat migliora deficite debito ma non il Pil del 3%

Con i parametri rivisti (e che includono prostituzione e spaccio) ci sono 59 miliardi in più, ma resta il -1,9%

25 ottobre 2014, 10:00

L'Istat migliora deficite debito ma non il Pil del 3%

ROMA

Marianna Berti

Migliorano il debito e il deficit, che scende sotto la soglia del 3%, ma non il Pil. Si chiude così la partita per la revisione dei conti pubblici sul 2013, secondo le nuove regole. Un restyling, condotto dall'Istat, tanto atteso quanto dibattuto. Soprattutto perché tra le novità c'è l'inserimento nel Prodotto interno lordo delle attività illegali, come prostituzione e spaccio. I nuovi algoritmi hanno spinto al rialzo il livello del Pil, «gonfiandolo» per circa 59 miliardi rispetto alle stime con le vecchie formule. Ma il vantaggio evapora nel confronto annuo. D'altra parte l'aggiornamento vale anche per gli anni precedenti, con l'asticella che si è alzata nel 2013, come nel 2012, nel 2011 e così via. Ecco che il Pil dello scorso anno resta in calo dell'1,9%.

Insomma nessun «aiutino» alla crescita, ma qualcosa si muove sul fronte del deficit. Il nuovo sistema dei conti, il cosiddetto Sec 2010, che va a rimpiazzare quello entrato in vigore 15 anni fa, restringe il «buco», portando il rapporto deficit-Pil al 2,8% dal 3,0% stimato a marzo. L'Italia ha così guadagnato 0,2 punti, che non sono briciole per due motivi: il primo, se si sfora il 3% si incappa nella procedura d'infrazione Ue; il secondo, dietro le percentuali si nascondono gli euro, miliardi di euro, un «tesoretto» da non trascurare. L'indebitamento, infatti, scende di circa 2 miliardi e in rapporto al Pil il ricavo dovrebbe salire a oltre 3 miliardi. Il merito più che agli introiti della criminalità va all'esclusione delle operazioni sui derivati dal deficit. Una voce che solo nel 2013 ha pesato per 3,2 miliardi. Per capire il valore della correzione basti pensare che a fine 2013 il Governo Letta varò una manovrina proprio per riportate il rapporto sotto la soglia di allarme.

La riduzione del debito pubblico e del peso della tasse si deve invece alle voci che hanno alimentato il Pil, dall'illegalità alla ricerca, passando per la diversa classificazione delle spese militari. Lo scarto per il debito, stando alle prime stime, è significativo: dal 132,6% rientra al 127,9%. E lo stesso vale per la pressione fiscale, che diminuisce di 0,5 punti (dal 43,8% al 43,3%). Un abbassamento dovuto alla crescita del denominatore, si tratta infatti di cifre rapportate al Pil. La coperta si è quindi allargata riuscendo a coprire anche un aumento del livello del prelievo (a 701.103 milioni da 683.423 milioni).

Intanto, sempre l'Istat certifica a luglio cali sia per il fatturato che per gli ordinativi dell'industria, con l'export che non riesce più a fare da traino. Tanto che il livello dei ricavi è tornato indietro di 15 mesi.

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