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Sinfo One, tecnologia per le imprese alimentari

Esperti e imprenditori a confronto sulle nuove sfide del settore. Paola Pomi: «Più fidelizzazione con app e social network». L'economista Preti: «Occorre cambiare il mezzo per perseguire lo stesso fine»

di Lorenzo Centenari

22 novembre 2014, 14:27

Sinfo One, tecnologia per le imprese alimentari

Innovazione, internazionalizzazione e controllo. Food made in Italy e mercato globale: storia a lieto fine soltanto se germoglia e si coltiva una visione moderna, lungimirante e finanziariamente sostenibile. Fattore chiave è indubbiamente la tecnologia, leva competitiva che restituisce i propri frutti, tuttavia, solo se si innesta in un contesto di competenza, cultura e coraggio.
Proprio delle «Nuove sfide dell’alimentare italiano» si è parlato ieri al Grand Hotel de la Ville al convegno promosso da Sinfo One - azienda parmigiana di Information technology che da trent’anni sviluppa soluzioni per la gestione d’impresa - in collaborazione con la casa editrice Este. «A lungo – sostiene Paola Pomi, direttore generale di Sinfo One – l’industria alimentare ha messo in atto strategie di influenza riconducibili a un modello di marketing tradizionale. Ma il paradigma si è ora rovesciato: è il consumatore che prende l’iniziativa e cerca il contatto col marchio. “App” e social network aumentano il potenziale di fidelizzazione, purché sfruttati bene. Visibilità, qualità, controllo dei costi: la tecnologia è partner efficace – conclude la Pomi – di ogni anello della filiera». Dai progressi dell’informatica, alcune realtà hanno tratto beneficio soprattutto sul piano della pianificazione e del «budgeting».
È il caso del Consorzio Casalasco del Pomodoro, cooperativa agricola – dal 2007 proprietaria del brand Pomì – dal business che spazia dalla trasformazione del pomodoro al co-packing, dalla vendita di prodotti a marchio proprio e a marchio privato. «Per coordinare un mix di attività tanto eterogenee – afferma Fabrizio Fichera, direttore marchi Italia e marketing -, Casalasco si è dotato di supporti It consuntivi e previsionali all’avanguardia, strumenti che affiancano il personale e parallelamente ne accrescono le competenze individuali». La crisi passa, ma l’impresa resta? Se lo chiede Paolo Preti, docente di Organizzazione delle piccole e medie imprese all’Università Bocconi: «Cessata la tempesta, emergeranno coloro – pronostica Preti - che avranno saputo cambiare il mezzo per perseguire lo stesso fine. La classica azienda italiana agroalimentare non perderà le sue caratteristiche: dimensioni medio piccole, proprietà familiare, spirito imprenditoriale e vocazione manifatturiera». Al dibattito interviene anche Enrico Viglierchio della tenuta vitivinicola Banfi: «Pur ancorato alla tradizione, il vino – dice - è uno dei prodotti che ha maggiormente beneficiato del progresso scientifico. Innovazione, per noi, è preservare ed esaltare le unicità dell’intero territorio d’origine».
Per l’ad di Fiorucci Alberto Alfieri è sempre più indispensabile «innovare velocemente, interpretando l’evolversi degli stili di vita e mostrando il coraggio di percorrere strade nuove». Parola infine anche ad Alberto Fenati, Olitalia: «Brand e prodotti non bastano. Occorre – afferma - comunicare valori e principi».