Archivio

Il vino

Tempo di compleanni i 50 di "Campofiorin" e i 20 di "Concerto"

Il vino a cura di Andrea Grignaffini

di Andrea Grignaffini

29 novembre 2014, 16:29

Tempo di compleanni i 50 di

50 anni di Campofiorin
«Nectar angelorum hominibus (Nettare degli angeli per gli uomini)». Questa dicitura in latino stampata su carta pregiata di Fabriano in caratteri raffinati e in rilievo sono riportati sull’etichetta di un’elegante bottiglia di vino che con questo millesimo compie 50 anni. L’azienda è Masi e il vino è Campofiorin. Che affonda le origini agli anni del dopoguerra quando si produceva nelle famiglie contadine un vinello beverino ottenuto aggiungendo acqua alle bucce dell’uva fermentata dopo il «governo». Tale pratica molto in uso a quel tempo prese il nome di Ripasso da un’intuizione di Masi. Con il tempo Sandro Boscaini geniale vignaiolo affinò la tecnica e diffuse il nome donando poi il marchio alla Camera di Commercio di Verona. Ma è Masi il Creatore di Campofiorin, che nel 1964 supportato dal suo enologo mise in produzione un vino rosso strutturato e complesso ottenuto da uve autoctone veronesi, Corvina soprattutto, ma, e qui sta la felice intuizione, sostituendo alle vinacce dell’Amarone, una seconda fermentazione con uve della stessa varietà leggermente appassite in grado di concedere al nuovo vino una maggiore concentrazione di profumi fruttati e una tannicità più rotonda e più morbida, registrandone poi il marchio con il nome di Ripasso. Nel mondo enoico questa metodologia suscitò subito un immediato successo dimostrato poi dalla potenzialità e dalla capacità di invecchiamento, dal giusto rapporto qualità-prezzo per un vino che ottenne lusinghieri riconoscimenti da tanti esperti del settore e da critici universali come lo scrittore Goffredo Parise che lo citava così nella sua Ode al Campofiorin: «C’è un vino chiamato Campofiorin che è una cosa meravigliosa”.
20 di Lambrusco Concerto Medici
Una lunga storia enologica che la dinastia Medici ha saputo perpetrare, nel tempo. Come nel caso del Concerto: da sempre il frutto degli stessi vigorosi tralci tardivi di uva Lambrusco Salamino provenienti dalla Tenuta Rampata. Gli stessi che, da tanti anni, grazie alle peculiari condizioni pedoclimatiche del territorio reggiano coprono una porzione vocatissima di 25 ettari caratterizzati da una terra argillosa e sassosa e da un’esposizione che, senza tanti giri di parole, si è rivelata come benedetta, negli anni. Da queste premesse sortisce Concerto che, quest’anno, compie vent’anni. In sintesi, una bottiglia che nasce dall’esigenza di restituire all’arte quello che questa, soprattutto declinata nell’Opera, ha dato alla famiglia Medici: un tributo all’amore per la musica classica e lirica nonché una piccola imbeccata relativa alla sensazione che, in bocca, assaggiando Concerto si compongono come un tutto armonico, un’opera in cui nulla prevale ma tutto si mesce attraverso nuances violacee con cui s’intrattiene anche la spuma, cremosa ma appropriatamente evanescente. E viola è anche il lillà che, al naso, si intreccia coi piccoli frutti rossi, mentre suggerisce come un profumo di mela Annurca matura e, in bocca, si profila anche detergente grazie ad apprezzate caratteristiche quali la sapidità, la giusta acidità e la corroborante freschezza. Alla base di questo prodotto, vero apripista di qualità per quelle lande emiliane del Lambrusco, una volontà che, prima ancora di essere aziendale, è famigliare: quella di dimostrare, vent’anni orsono, le potenzialità del Lambrusco Salamino a partire, prima di tutto, dalla cura delle vigne e della terra da cui sgorga questo potente nettare di emilianità.