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Il racconto della domenica

La sfera di Babbo Natale

di Luca Cantarelli

28 dicembre 2014, 16:38

La sfera di Babbo Natale

Nevica a intervalli. All’angolo tra le due strade principali, proprio sotto il lampione, staziona un uomo vestito da Babbo Natale. Diciamo che si chiama Francesco, Francesco e qualcosa.
La barba di Francesco qualcosa è evidentemente posticcia. Non si capisce, invece, se lo sia anche la pancia.
Parrebbe che l’uomo, sotto la giacca rossa bordata di bianco, tenga un cuscino. Ma ci si può sbagliare, e che la prominenza del ventre sia dovuta a una vita di eccessi consumati a tavola. Ai suoi piedi è deposto un grosso sacco marrone, chiuso con una cordicella di iuta.
I pugni tengono un paio d’oggetti, uno per mano: nella sinistra ha una sfera di vetro, o di cristallo, che di tanto in tanto capovolge; nella destra, fa dondolare una campanella con un fiocco di raso lilla in cima.
I tintinnii si mescolano al ritmico raschiare delle pale, sui marciapiedi, nei cortili, sui gradini delle scale.
In strada, oltre a Francesco, c’è poca altra gente. Si vede qualche passante, cinque o sei al massimo.
Tra questi ci sono una mamma e un bambino, con le sciarpe e i cappotti che luccicano di cento, mille scintille di neve. I due si soffermano ad osservare il Babbo Natale.
Il resto del paesaggio è assopito sotto una distesa di bianco ad ombre azzurre.
Dopo un momento di pausa, i fiocchi tornano a cadere intensi. E’ una bufera che per qualche istante oscura il bivio, il lampione da cui cola una luce gelida, Francesco truccato da Babbo Natale, le persone in strada e le altre che, da qualche parte, stanno spalando.
Poi la pioggia rallenta, come se dalle nuvole setacciassero dello zucchero a velo per guarnire una torta sfornata e lasciata lì a raffreddare.
Una spolverata leggera ad adornare, non sommergere. Infine si quieta.
La neve, che sembrava tornata in cielo, adesso è solo a terra, ammonticchiata in dune alte fino quasi al ginocchio. La volta celeste è sgombra, lucidata dal soffiare del vento.
Babbo Natale Francesco fischietta al dondolio della campana che tiene nella mano destra.
Nella sinistra c’è ancora la sfera di cristallo o vetro che sia.
Comunque è trasparente. Tanto trasparente e lucida che ci può guardare dentro.
Al suo interno si assiste a una scena in miniatura. Si scorge un lampione, posto all’incrocio tra due vie, che sfuma di giallo la neve.
Poi si intravvede un uomo vestito da Babbo Natale, con un sacco marrone, una campanella e una palla di vetro, che ogni tanto l’uomo rivolta.
Allora il piccolo mondo, stipato nella sfera, va sottosopra.
Stessa sorte tocca a quei corpuscoli bianchi che risalgono prima di tornare a fluttuare verso il basso, verso la mamma col bambino, che guardano un altro uomo, al crocevia, con la giacca rossa e bianca indosso, i bottoni tirati sulla pancia, e in una mano una piccola campana, nell’altra una sfera di vetro o di cristallo.
Questa sfera, oltre alla neve che sale e che scende, contiene ancora due strade, che s’incrociano nel punto di transito di qualche figura.
Ne spicca una su tutte. E’ abbigliata come Babbo Natale. Tiene un sacco marrone accanto ai piedi e nelle mani ha due oggetti.
Nella destra sta appesa una campanella, nella sinistra c’è una sfera.
Pare fatta di cristallo, ma potrebbe essere anche vetro. Ci si vede dentro…