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Teatro

Le Moli: "Nel progetto su Ritsos c'è l'essenza della democrazia"

Il regista presenta il terzo ciclo che vedrà in scena Filottete e Crisotemi. "Oggi quel concetto è stato modificato da una classe politica incompetente"

di Mariagrazia Manghi

12 gennaio 2015, 22:13

Le Moli:

Guarda alla forza del mito il progetto che Fondazione Teatro Due ha dedicato ai versi di Ghiannis Ritsos; cerca nella poesia immagini potenti, frammenti di un pensiero che dal passato apre squarci sulla contemporaneità. Sono oltre 50 le repliche già andate in scena a partire da novembre. I poemi dedicati a Fedra, Agamennone, Aiace, Persefone, Oreste, Delfi hanno suscitato un interesse profondo negli spettatori e una risposta intensa a tutti gli spettacoli serali o per le scuole. Per riflettere sul successo non scontato di una proposta controcorrente, alla vigilia del terzo ciclo in cui (da mercoledì) si vedranno in scena Filottete e Crisotemi, abbiamo incontrato Walter Le Moli che ha diretto il lavoro.
Poemi, mito, classicità. Perché la scelta è caduta su Ritsos?
«L’intuizione è stata di Paola Donati. Un autore molto denso che disegna figure sospese nel tempo che suggeriscono riflessioni oggi urgenti più che mai. Nobiltà, guerra, amore, fato, ad un primo sguardo ma soprattutto democrazia e responsabilità dei singoli individui e dei popoli. Oggi, non a caso, i classici in libreria vanno molto bene. L’impressione è che la situazione si stia radicalizzando e c’è una fetta di spettatori che cerca proprio questo. Perché più si smantella l’architettura della democrazia più questi diventeranno testi incomprensibili o per altro verso, imprescindibili».
Sono monologhi drammatici pensati per il teatro?
«Credo di sì. C’è un personaggio in scena ma esiste anche un interlocutore assente, che di solito si trova nella didascalia iniziale. In alcuni poemi di Ritsos ci sono proprio dei cenni che potrebbero essere utilizzati come note di regìa. Come se il personaggio avesse in sé un bisogno dialettico di confronto per poi arrivare ad una soluzione».
Perché questa urgenza?
«Noi stiamo vivendo non certo la fase aurea della repubblica di Atene, ma quel momento in cui al potere arriva una classe dirigente non competente, un “popolino” dedito al business, un sistema fluttuante. Ciò ha modificato il concetto di democrazia. Certo la rotta non è mai precisa. La democrazia presuppone un ruolo attivo dei cittadini che non possono affidarsi ad una delega cieca; ha bisogno di riflessione e di manutenzione. I temi che Ritsos pone nascono nel paese che ha inventato la democrazia. Il nostro progetto recupera l’opera di Ritsos, che ha tradotto tutto ciò nella contemporaneità. Poi si è allargato strada facendo, perché con la conoscenza si aprono porte entro cui non puoi non guardare. Quello che il poeta scrive è vissuto davvero sulla sua pelle, nella sua vicenda umana, c’è dolore, ma mai disprezzo per l’umanità, c’è l’accettazione del caos, da cui può nascere il nuovo».
Perché la dedica “Per la Grecia”?
«Trovo vergognoso quello che sta succedendo. Se in Grecia avessero brevettato la parola democrazia vivrebbero di royalties. Un intero popolo una storia intera, di ieri e di oggi, condannati in modo più che arrogante. Quello che sta accadendo è osceno. La voce alta di Ritsos ci ricorda il valore di questa cultura, dell’individuo, di una terra dove sono nate anche la scienza e la tecnica. Quello che è iniziato come un discorso culturale sta diventando un viaggio che non riguarda solo la cultura in senso stretto, ma anche la democrazia e la politica».