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Lutto

Se n'è andato Nando Azzali, il maringón dell'Oltretorrente

Addio a un altro personaggio della Parma più autentica. La sua storica bottega-laboratorio era in Guasti di Santa Cecilia

di Lorenzo Sartorio

30 gennaio 2015, 15:16

Isuoi 65 anni di lavoro e il suo 80° compleanno, cinque anni fa, li volle festeggiare nel migliore dei modi, con un omaggio al legno. Nando Azzali, storico «maringón» «de d’la da l’acqua» con botteguccia in Guasti di Santa Cecilia, deceduto improvvisamente l’altra sera nella sua casetta di borgo Catena, inventò un tanto strano quanto ingegnoso marchingegno tipicamente parmigiano. Si trattava di una grata per fare asciugare gli «anolèn» appena fatti, altri tipi di pasta fatta in casa, i funghi freschi o altri cibi che necessitano di un determinato periodo di riposo all’asciutto per diventare «abili alle pentole». E così il nostro Oltretorrente, che ormai ha abbandonato da anni buona parte della sua connotazione tipicamente parmigiana, sta perdendo, mano a mano, anche i suoi personaggi più tipici e popolari come appunto il buon Nando. Nativo di Vigatto, quindi «pramzàn ariòz», figlio di un muratore, da ragazzino, si stabilì con la famiglia in quell’Oltretorrente che sarebbe poi divenuto il suo nido per tutta la vita. La sua prima casa oltretorrentina fu in via Bixio. Poi il trasloco in borgo Catena dove abitava in una casetta restaurata con la moglie Lidia, i figli Paolo e Sandra, il genero Paolo Barezzi e il nipote Alessandro. Dopo esser stato alle dipendenze della Salvarani, Azzali, decise di mettersi in proprio prima in borgo Catena, quindi in Guasti di Santa Cecilia in un vecchio garage. Nando, «maringón» da sempre imparò sui banchi di scuola l’abc di uno dei mestieri più vecchi del mondo che lo portò a realizzare seggiole, mobili, tavoli. Magro come un’acciuga, uomo forte e temprato, tutti i giorni lo si poteva trovare nel suo laboratorio ovattato dalla polvere del tempo dove le ragnatele, imperlate di segatura, sembravano drappi dorati che ondeggiavano sul palcoscenico della vita. Anche recentemente, nei borghetti all’ombra dell’Annunziata, lo si poteva incrociare in sella alla sua bici con una pedalata ancora tonda da giovanotto. Fare quattro chiacchiere con Nando era come sfogliare un almanacco di saggezza. Era dispiaciuto che non esistessero più falegnami e il mercato del lavoro ne offrisse così pochi. «La gente - diceva - se rompe qualcosa, lo butta. Una volta erano tutt pù povrètt, non si buttava niente e, se si rompeva qualcosa, lo si riparava. Adésa jén dvintè tutt siòr !». Piaceva tanto la musica ad Azzali, in modo particolare il «liscio». E amava ascoltare quelle note allegre che gli ricordavano gli anni in cui andava a ballare nei vari «festival». Tifosi del Parma, Nando e la Lidia, al sabato e alla domenica, fino a qualche anno fa, salivano in bici alla volta della Pedemontana per una salutare pedalata. Nel suo laboratorio, quasi ogni giorno, riceveva la visita degli amici di sempre per le rituali quattro chiacchiere: il fornaio Walter Ferrari di borgo degli Asini detto «mitràja» o il mitico colombofilo della «Premiata» Igino Chierici («Gaión»), mentre i momenti liberi usava trascorrerli al circolo dell’Assistenza Pubblica, all’«Oca Morta», al «Pedäl» oppure all’«Aquila Gigole» di piazzale Inzani che ha ormai chiuso i battenti.