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Neviano

Una leggenda di 70 anni fa: la colomba sulla bara di Silvio

Neviano: il gelido inverno del 1945. Il partigiano sedicenne di Quinzano fu fucilato dai tedeschi insieme al cugino Marcello

di Matteo Ferzini

03 febbraio 2015, 22:18

Una leggenda di 70 anni fa: la colomba sulla bara di Silvio

L’alba del 1 febbraio di 70 anni fa vide il territorio di Neviano, che ancora portava le ferite del grande, terribile rastrellamento del luglio 1944, percorso da una delle ultime azioni di rappresaglia nazifascista nei confronti delle formazioni partigiane sempre più radicate nella zona. La guerra di lì a pochi mesi sarebbe giunta alla sua conclusione con l’ingresso delle formazioni ribelli a Parma il 25 aprile. Ma ancora, nel freddissimo inverno d’inizio 1945, vedeva le truppe tedesche tentare di conservare rabbiosamente il controllo del territorio, colpendo anche i giovanissimi che si trovavano sulla loro strada. Tra le vittime della retata nazista d’inverno ci furono infatti Silvio Monica, un sedicenne di Quinzano di Neviano, e suo cugino quindicenne Marcello Cavazzini, sfollato da Parma a Quinzano durante la guerra. In quelle notti d’inverno piene di neve i due giovani muovevano da vedette i primi passi da partigiani nelle Squadre d’Azione Patriottica (Sap) e probabilmente sarebbero arrivati a portare con sé il proprio nome di battaglia al pari dei partigiani più «grandi» (ma sempre giovani, ragazzi intorno alla ventina resi uomini dalla guerra), se non fossero caduti vittima dell’attacco del 1° febbraio. Il 31 gennaio del 1945, Silvio e Marcello erano di guardia presso la curva del Molino di Neviano, nei pressi di Quinzano, da cui ben si dominava il tratto di strada che dalla valle risaliva verso Neviano e il resto del Comune. Tuttavia, i due furono presi in trappola e fatti prigionieri da una squadra di tedeschi in tenuta mimetica bianca: uno stratagemma che, in quelle ore prima dell’alba, costò la vita ad altri giovani nel territorio. Caddero infatti il 1° febbraio «Freccia», Celso Benassi, presso la pieve di Sasso, e «René», Iedis Rabitti, all’ingresso di Scurano. Altre vittime furono anche Domenico e Mario Ferretti, anche quest’ultimo di soli sedici anni, e Domenico Fochi, catturati ad Urzano in serata. Il destino di Silvio Monica e del cugino Marcello, trasportati come prigionieri al comando nazista di Ciano d’Enza, sarebbe stata la fucilazione per rappresaglia il 9 febbraio successivo, a Villa Cadè di Reggio Emilia, insieme ad altri 19 prigionieri. La storia del partigiano Silvio Monica supera i confini temporali della guerra stessa, poiché intorno al suo nome nacque una delle vicende, tra cronaca e leggenda popolare, più significative per il territorio di Neviano e non solo. I suoi funerali poterono svolgersi soltanto il 14 giugno del 1945, a Quinzano: soltanto il 28 maggio la madre aveva potuto identificarne e recuperarne la salma, nella chiesa di San Pellegrino a Reggio. Tante testimonianze dell’epoca raccontarono, del giorno del funerale, che durante il tragitto della salma verso il camposanto e nei pressi del punto in cui i giovani erano stati catturati, una colomba si posò proprio sul feretro che trasportava Silvio e accompagnò il corteo fino alla sua sepoltura. All’evento per molti prodigioso della colomba, che scatenò grande emozione non solo a Neviano, dedicò una copertina anche il periodico «La domenica del popolo» del 22 dicembre 1946. In seguito, si narrò che lo stesso animale si sarebbe accasato presso la casa della madre del giovane, Elvira, e che non l’avrebbe più lasciata: forse, come molti commentarono allora, era lo spirito stesso del giovane partigiano che non voleva lasciare la madre. Con il ritorno del giovane Silvio a casa, comunque, a Neviano giungeva il periodo della ricostruzione e della pace, dopo i durissimi anni della guerra. Una pace finalmente leggera e candida, come il volo di una colomba sui ricordi e le ferite di questa terra.

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