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Milano

Vendute e gettate sul marciapiede a 13 anni

06 febbraio 2015, 06:00

Vendute e gettate sul marciapiede a 13 anni

Il tariffario era preciso: dai 3 ai 7 mila euro per comprare una ragazzina e dai 200 ai 500 euro per un pezzo di marciapiede su cui farla prostituire. Quella scoperta dagli agenti del commissariato di Scalo Romana è una Milano invisibile dove una bambina di 13 anni può essere venduta dalla madre all’interno di un campo nomadi per poche migliaia di euro.

Una città in cui bande rivali di stranieri si dividono il territorio e si accordano per rispettare il diritto di superficie, arrivando anche a uccidere pur di mantenere il controllo del mercato della prostituzione. Una metropoli, infine, dove esistono tribunali interni ai campi rom che dirimono le controversie criminali come fossero uno in un Stato parallelo. E proprio da questi tribunali, i «Judicata», prende il nome l’operazione della polizia che ha portato all’arresto di 19 persone accusate a vario titolo di sfruttamento della prostituzione, riduzione in schiavitù, violenza sessuale, usura, estorsione, traffico di droga, e una lista lunghissima di reati.

Al centro di tutto, però, c’è la compravendita di giovani ragazze, molte delle quali minorenni di 13-14 anni. Altre erano invece convinte a venire in Italia con l’illusione di una storia d’amore. Le indagini sono iniziate nell’agosto 2011 dopo l’arrivo in commissariato di tre lettere anonime scritte in un buon italiano da una persona che ha fornito dettagli importanti e che non è mai stato scoperto.

A capo dell’organizzazione c’erano i due fratelli Laurentiu e Ionut Calin, di 25 e 29 anni. Gli altri arrestati sono tutti rom legati da parentela, a esclusione di Zef Bacaj, albanese di 25 anni che comandava un gruppo rivale, e due italiani di 73 e 74 anni che da clienti sono stati ingaggiati come autisti delle prostitute in cambio di rapporti sessuali.

Il controllo della prostituzione era diviso tra i rom e gli albanesi di Bacaj. Il prezzo di una ragazza oscillava a seconda della tipologia di rapporti che questa accettava di avere con i clienti. Alcune erano in strada anche dopo aver contratto l’Hiv e continuavano ad avere rapporti non protetti. Le violenze erano di tipo psicologico e fisico, con ripetuti stupri di gruppo e ferite evidenti anche sul volto, come nel caso di una ragazza sfregiata dopo aver tentato di ribellarsi. Durante la perquisizione di un campo abusivo a Muggiano gli investigatori hanno trovato cinque ragazze rinchiuse in una baracca nascosta all’interno di un’altra catapecchia dalla quale si poteva accedere solo attraverso una piccola porta occultata. A controllare c’era un membro della banda soprannominato «il pazzo» per i suoi metodi risoluti.

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