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Il racconto della domenica

La donna che cambiava aria

di Gianni Croci

08 febbraio 2015, 15:43

La  donna che cambiava aria

Dolores Rubino doveva cambiare aria. Non era una novità. Era una situazione alla quale era abituata. Anche se il disagio si faceva sentire. Gli anni non erano noccioline e ogni storia pretendeva un risultato.
Dolores ne aveva compiuti sessanta ma ne dichiarava cinquantadue. L'intelligenza di una donna pensava Dolores sta sempre nel nascondere qualcosa, tenersi dentro la verità e tirarla fuori un giorno quando le sarebbe servita per salvarsi dalla rogna.
Questa volta dal Centro aveva deciso di spostarsi al Nord per i propri affari. Era stata anche al Sud nel 1994 ma la sua presenza aveva destato sospetti, quel suo presentarsi come Dolores Rubino e prendersi confidenze prima che le venissero offerte non era piaciuto. Poi si era dimenticata, cos dichiarava Dolores, un conto in sospeso in lavanderia e le era arrivata a casa una denuncia per insolvenza.
Alla fine pagò ma la storia non ebbe una buona fine. Se ne andò con rammarico anche se la parcella della lavanderia era alta e Dolores aveva tentato con la sua innata abilità di non pagarla. Anche il lavoro che voleva impostare non andò in porto, un fallimento da cui voleva rifarsi almeno di alcune spese che si erano accumulate sul suo conto personale. E Dolores non era fuori per le spese ma per guadagnarsi il pane, il companatico e il corrispettivo che le avevano rubato da contributi di lavoro a suo tempo non versati. Ci aveva pensato. Doveva rifarsi.
Prendere da uomini che guadagnavano e non avevano difficoltà economiche. Sempre gli stessi che non pagano i lavoratori di ciò che gli spetta. Dolores con la pensione non ci saltava fuori: doveva arrangiarsi. Piaceva ancora agli uomini, ma non come femmina bensì come donna capace di aiutare un uomo nel lavoro, nella solitudine e nella vita che gli rimaneva da vivere.
L'uomo pranzava al tavolo solo. Mangiava polenta con salamini in umido, piselli e patate. Dolores l'aveva adocchiato mentre con la forchetta schiacciava piselli e patate in una purea che mischiava con polenta e sugo prima di portare alla bocca. Mangiava adagio. Senza il gusto che prova un uomo di appetito quando a tavola e mangia. Dolores pensò che doveva soffrire di gastrite. Forse di ulcera al duodeno.
Dolores si avvicinò, chiese se poteva sedersi. Era sola. L'uomo le fece cenno di prendere una sedia e fargli compagnia. Lui era Prospero Chiappi allevatore di capponi e galline con cui forniva ristoranti e trattorie di Spondareto. Si faceva aiutare da due donne, le sorelle Gazzi che spennavano il pollame e lo preparavano per la consegna. Lei era Dolores Rubino in viaggio d'affari, compra vendita immobiliari e tutto quanto produceva denaro. Si salutarono con la promessa per il giorno seguente.
Prospero, qualche giorno dopo incontrò Dolores per la strada e la portò a casa sua. Le aveva fatto piacere la compagnia e le chiacchiere in trattoria. Aveva capito che lei, Dolores, era una donna in gamba. Come lui che si era fatto da solo e non doveva nulla a nessuno. Dolores dopo aver acceso il gas gli aveva preparato quattro uova strapazzate con grana e zucchine. Prospero mangiava con gusto mentre Dolores si era fritta una bistecca di filetto di vitello con insalata e cavoli bianchi conditi con olio e aceto balsamico. Avevano stretto amicizia e Prospero si era invaghito di Dolores.
«Prospero, mi servono con urgenza tremila euro, puoi farmi un prestito, a breve, amichevole? Non so perché te li chiedo ma ne ho proprio di bisogno».
«L'amicizia ha una sua ragione per aiutare amici o amiche al momento del bisogno». Dopo aver bevuto il caffè Prospero le firmò un assegno: «Non c'è fretta, non ti preoccupare».
«Appena incassato corro qua e ti rifondo il tuo prestito».
Dolores se ne andò con nella testa Prospero. Non glieli avrebbe più restituiti, anche perché si preparava ancora una volta a cambiare aria. Prospero lasciò trascorrere il giusto tempo prima di ritornare a pranzare al ristorante da solo.