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Sala Baganza

Ottavo colore: "Caso di omofobia in parrocchia"

09 febbraio 2015, 13:37

Ottavo colore:

"Un caso di omofobia" in parrocchia a Sala Baganza? E' quanto asserisce in un comunicato l'associazione Ottavo colore.

Una vicenda delicata, che quindi richiederà opportune verifiche attraverso le versioni delle altre persone chiamate in causa. Il parroco di Sala Baganza., contattato dalla Gazzetta, non ha voluto commentare l'accaduto. Le ragazze, invece, hanno confermato il resoconto dei fatto contenuto nella lettera-denuncia dell'associazione, che è pubblica ed è stata inviata a varie redazioni. Maggiori particolari sulla Gazzetta di Parma in edicola martedì. Intanto ecco il testo della lettera:

Una domenica a Sala Baganza, ma non una come tante. Questa domenica, Giulia* ha il saggio di canto alla parrocchia Santo Stefano. Ha invitato tutti: mamma e papà, la cugina Francesca* con la sua ragazza, e altri amici. Tutti a sentirla e a darle supporto. Il pubblico è così numeroso che non tutti riescono ad entrare, e così alcuni di loro rimangono appoggiati al muro del corridoio, come Francesca* e Sara*. Inizia lo spettacolo, il pubblico si emoziona. Parte una canzone romantica ed alcune coppie si abbracciano, tra loro Francesca e Sara. Poco dopo, senza capire, eccole che vengono spinte da un uomo verso l'uscita. L’uomo in questione è il parroco e queste sono le sue parole: "O vi staccate immediatamente o dovete andarvene, ci sono anche dei bambini qui ". Dopo essersi riprese, le ragazze chiedono spiegazioni che risultano incomplete, poco chiare. Il parroco continua a respingerle, le porta fuori dal cortile, nonostante le ragazze e i loro amici si allontanino per non rovinare l’atmosfera del saggio, il parroco chiama "i rinforzi" e avvisa i carabinieri. Arrivano in fretta e capiscono subito il malinteso. Chiedono scusa alle ragazze, stringono loro la mano, augurando di trovare il coraggio per affrontare queste situazioni, prima di dirigersi dove la gente ha veramente bisogno di loro.
Denunciamo, ancora una volta il modo violento e discriminatorio in cui viene attaccato il diritto fondamentale di vivere liberamente il proprio orientamento sessuale, vogliamo qui ricordare che la CORTE COSTITUZIONALE ha chiarito oltre tre anni fa che gay e lesbiche " HANNO IL DIRITTO FONDAMENTALE DI VIVERE LIBERAMENTE LA LORO CONDIZIONE DI COPPIA", quindi anche di baciarsi e tenersi per mano per strada, se lo desiderano. Che niente se non la becera ignoranza e il pregiudizio più medievale possono giustificare la violenza verbale o fisica nei confronti di una coppia gay o lesbica. Che scagliarsi apertamente contro queste ragazze non esprime in realtà alcun valore morale o etico, ma al contrario solo disprezzo e disgususto per una popolazione che reclama libertà, dignità e protezione dalla violenza. Ancor peggio se questo atteggiamento è assunto da un prete che dovrebbe per la sua missione includere le persone,non perseguitarle e rendersi conto che dietro alle parole ci solo vite di persone, ci sono famiglie che vanno rispettate i cui figli e figlie non sono bersagli da colpire.
Questi gesti non saranno più ignorati. Dietro ogni persona discriminata, ci saranno la famiglia, gli amici e sempre più cittadini pronti a reagire, a denunciare, a lottare.
Papa Francesco ha pronunciato queste parole: "Una volta una persona, in maniera provocatoria, mi chiese se approvavo l’omosessualità. Io allora risposi con un’altra domanda: “Dimmi, Dio, quando guarda una persona omosessuale, ne approva l’esistenza con affetto o la respinge condannandola?” ". Il parroco di Santo Stefano ha fatto la sua scelta.

Fin qui la versione e le considerazioni di Ottavo colore. Come dicevamo, la nostra redazione sta ora cercando - doverosamente - di raccogliere altre testimonianze ed altre versioni sull'accaduto.