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Le mille passioni di Francesco, scrittore e poeta

di Lucia Brighenti

10 febbraio 2015, 22:15

Le mille passioni  di Francesco,   scrittore  e poeta

Ventidue anni, neolaureato, già vincitore di numerosi premi letterari, il parmigiano Francesco Gallina ha al suo attivo un romanzo edito da Helicon di Firenze, arrivato tra i primi tre posti in dieci concorsi letterari internazionali, oltre a numerose poesie e racconti pubblicati su antologie. La letteratura è una delle sue più grandi passioni, ma non la sola: filosofia, storia, musica, fotografia si intrecciano saldamente nei suoi studi come nei suoi scritti, perché ama la multidisciplinarietà. Lo scorso dicembre ha concluso il triennio della facoltà di Lettere e filosofia, a Parma, laureandosi con 110 e lode, con la tesi «La poetica musicale nel Decameron» (relatore il prof. Rinaldo Rinaldi). Attualmente frequenta la magistrale di Lettere e filosofia. Ci facciamo raccontare qualcosa in più da lui. Come e quando è nata la passione per la scrittura?
«Ho iniziato a scrivere il mio primo romanzo quattro anni fa, quando ancora frequentavo il liceo. L’impulso è nato dalle mie letture scolastiche e personali: ho sempre avuto passione per le materie umanistiche, specialmente per lettere e filosofia».
Scrivere per lei cosa significa?
«Prendo la scrittura in modo molto serio: dà materia per pensare, per studiare e approfondire conoscenze di vario genere, perché è sempre necessario documentarsi. Amo la commistione di varie arti, una cosa che si vede nelle mie poesie. Per esempio ho scritto Preludio al Rigoletto, che unisce l’ascolto del preludio di Giuseppe Verdi e la letteratura. Con questa poesia ho vinto il primo premio speciale "Giuseppe Verdi" al concorso nazionale Soragna "Va, pensiero", in occasione del Festival Verdi del bicentenario».
Quindi è appassionato anche di musica?
«Mi piace molto l’opera lirica e la musica sino alla metà del Novecento. Non sono un tipo da Festival di Sanremo, insomma... Amo Verdi, Wagner, Richard Strauss, Mahler, Berio, Chopin. Tra i compositori viventi mi piace Morricone».
Ci può raccontare qualcosa del suo primo romanzo?
«Si intitola "De perfectione", è edito da Helicon di Firenze. Il protagonista è un professore di lettere (una sorta di alter ego, perché in futuro mi piacerebbe insegnare) che si ammala di mieloma multiplo e si trova quindi ad affrontare un percorso molto difficile e solitario. Un giorno scopre una setta di medici criminali, che persegue il progetto di creare la perfezione genetica. È un thriller psicologico con molta suspense che attraversa diversi temi: la malattia, i limiti dell’uomo e della scienza, la deontologia scientifica, la scuola e il ruolo degli insegnanti. C’è anche tanta filosofia: è una critica alla filosofia positivista sulla scia di Popper».
Nelle sue poesie invece cosa cerca di esprimere?
«Scrivo poesie neobarocche e massimaliste attraversando tutti i generi: sonetti, madrigali, versi sciolti, alessandrini... I miei modelli sono soprattutto novecenteschi: Montale, Solmi, i vociani; da Zanzotto prendo ispirazione per la ricerca linguistica. Non amo però il post-modernismo: la poesia deve comunicare senza essere banale. Quindi deve sviluppare concetti semplici, affrontandoli da punti di vista nuovi».
Recentemente si è laureato, ci può parlare della sua tesi?
«Mi sono occupato della poetica musicale nel Decamerone di Boccaccio: di solito viene considerato un’opera in prosa, ma ogni giornata si conclude con una ballata che coinvolge anche danza e musica. Nel Decamerone, la musica ha effetti terapeutici e viene completamente laicizzata, sancendo il passaggio tra ars vetus e ars nova».
Quando finirà il biennio cosa vorrebbe fare?
«Vorrei insegnare o fare il giornalista, oppure lavorare nel campo dell’editoria».
Se diventerà insegnante, cosa cercherà di trasmettere ai suoi alunni?
«La passione per lo studio in generale: le superiori devono aiutare a comprendere meglio la realtà di oggi».

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