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Rotary Club Parma

Figna: l'export ci salva, ma serve tanta formazione

Il presidente dell'Upi ha parlato dell'economia locale. «Fondamentale il rapporto con le scuole». E cita Dallara e Opem

di Lorenzo Centenari

13 febbraio 2015, 21:06

Figna: l'export  ci salva, ma serve tanta formazione

Il localismo? Morto e sepolto in favore dell’economia globale. Parma e provincia, tuttavia, possono guardare avanti con ottimismo.
Anzi: per un territorio vocato all’export, l’abbattimento di ogni frontiera è oggi una rassicurante ancora di salvataggio. Proprio di questioni e tendenze del tessuto economico parmense ha parlato mercoledì sera al Rotary Club Parma il presidente dell’Unione Parmense degli Industriali Alberto Figna.
Accompagnato dal direttore dell’Upi Cesare Azzali e introdotto agli ospiti dal consigliere del Rotary Gian Paolo Lombardo, Figna – nel corso del convivio organizzato presso il Ristorante Maxim’s dell’Albergo Palace Maria Luigia - ha preso le mosse dall’odierno quadro geopolitico per poi scendere nei particolari del sistema impresa cittadino e delle sue prospettive.
«Minacciato da terrorismo e guerre civili, sotto pressione inoltre a causa del fenomeno immigrazione, il contesto europeo attraversa una fase di instabilità generale che si ripercuote direttamente sulla sfera economica, mai così volatile - sottolinea il presidente Figna -. La perdurante deflazione ha in ogni caso riflessi positivi, ad esempio, sul costo delle materie prime: per un distretto come il nostro orientato all’agroalimentare, un vantaggio del quale approfittare». Spunto del partecipato dibattito è poi il tema dell’innovazione: «Il successo delle esportazioni parmensi – afferma convinto Figna – non può prescindere dal costante investimento nella formazione. Preparazione tecnica e fantasia sono valori che hanno sempre distinto la nostra industria e che è necessario trasmettere alle generazioni più giovani. Fortunatamente il territorio è ricco di esempi, cito Opem e Dallara Automobili, di aziende che già coltivano progetti di innovazione e di collaborazione col mondo dell’istruzione».
Portare la scuola in fabbrica e viceversa, intendere il posto di lavoro come l’aula di una scuola, è quindi la direzione che Figna invita a seguire. Ma talvolta non basta: «Molte aziende – ammette - scontano un problema di dimensioni. I tempi ormai sollecitano la costituzione di aggregazioni, fusioni, anche semplici accordi commerciali. Spossessarsi del controllo della propria attività non è un gesto semplice: la mia personale esperienza, tuttavia (Molino Figna si è fuso nel 2003 con Molino Agugiaro dando vita ad Agugiaro & Figna Molini, ndr), mi ha insegnato che le unioni possono infondere grandi motivazioni e restituire ottimi risultati economici».
Infine una menzione per l’Expo: «Milano – conclude Figna – festeggerà l’interesse che il mondo ancora nutre per l’Italia e le sue molteplici virtù. Parma ha il dovere di cogliere l’opportunità, consapevole che un territorio vale almeno quanto i suoi prodotti».