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Festival di Berlino

La sfida di Alba Rohrwacher: «Un ruolo maschile in albanese»

Il film della regista Laura Bispuri. Con la prova di «Vergine giurata» l'attrice si mette il luce per l'Orso d'oro. Storia di Hana che si finge maschio per sottrarsi alle regole del suo villaggio

di Michele Zanlari

13 febbraio 2015, 21:58

La sfida di Alba  Rohrwacher: «Un ruolo maschile in albanese»

Pochi minuti di girato bastano a dimostrare coraggio, un nervosismo dell'inquadratura scossa dalla macchina a mano che trasmette l'inatteso senso di ferocia nei confronti dei suoi personaggi. Laura Bispuri entra nel cinema che conta tra gli applausi convinti di pubblico e stampa alla Berlinale. Il suo film d'esordio «Vergine giurata» è un azzardo: una storia aspra, quasi interamente parlata in lingua albanese, raramente scossa dalla musica e resa discontinua dal montaggio su piani temporali distanti.
In conferenza stampa la giovane regista riceve complimenti sia dai giornalisti europei che americani. Le chiedono come si sente a rappresentare l'Italia nel concorso del festival e lei preferisce parlare solo del film, per spiegare che «il viaggio raccontato dalla storia è sia interiore che esteriore e le metafore che incontriamo servono a scoprire la liberazione progressiva dello spirito femminile».
Ispirato al romanzo di Elvira Dones ambientato tra le aspre montagne albanesi e poi in provincia di Bolzano, «Vergine giurata» è un'opera dalle sensazioni vicine al cinema francese di Céline Sciamma. Anche qui, come in «Naissance des pieuvres», troviamo il tema della piscina come simbologia dell'adolescente che scopre il proprio corpo e, come in «Tomboy», incontriamo una ragazza, Hana, che si finge maschio con il nome di Mark per sottrarsi alle regole tribali del suo villaggio d'origine. La interpreta Alba Rohrwacher, con un'adesione al personaggio che la mette tra le possibili vincitrici dell'Orso d'oro per la migliore attrice. Sarebbe una clamorosa doppietta dopo la statuetta a Venezia per «Hungry Hearts». «La fiducia che ha riposto in me Laura nei tre anni di preparazione del film - racconta anche un po' commossa Alba - mi ha fatto capire che con coraggio e incoscienza potevo riuscire in una cosa che sembrava impossibile: recitare un ruolo maschile in albanese e con un accento particolare. Per questo è stata un'esperienza indimenticabile».
Dopo un'adolescenza difficile, il suo personaggio arriva in Italia in cerca della sorella e, anche nel legame con la nipote che fa nuoto sincronizzato, ritorna poco a poco a sentirsi una ragazza. Una dualità che la regista ha sviluppato nel rapporto simbiotico con la sua attrice: «L'incontro con Alba è di quelli che ti cambiano la vita. Ho pensato a lei fin dall'inizio perché era l'unica attrice in grado di fare questo ruolo. Abbiamo cercato insieme le linee guida sulla ridefinizione del suo corpo e su quel progressivo riaccostarsi alla femminilità».
Tutti elementi che riconosciamo fin da quella prima sequenza carica di tensione, con la Rohrwacher che rincorre ridendo una capra. L'afferra, la stringe e si accorge di una cosa: quella bellezza in fuga nella natura è anche la sua. E può persino averla tra le mani.