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Il racconto della domenica

Sabato sera al pronto soccorso

di Luca Cantarelli

15 febbraio 2015, 17:00

Sabato sera al pronto soccorso

L’uomo dal volto marezzato si presentò al pronto Soccorso alle nove di sabato sera. Pur essendo pieno inverno, sudava copiosamente. Lo notarono tutti: i pazienti in attesa di chiamata e i loro accompagnatori. Perché era completamente calvo, dissero, la testa glabra e lucida, altrimenti sarebbe stato tutto scarmigliato
Arrivò sorreggendo una donna che presentava evidenti difficoltà a deambulare. Una gamba, in particolar modo, non sembrava in grado di sorreggere alcun peso.
Oltrepassata la porta a vetri che si apriva automaticamente, l’uomo si avvide d’un parcheggio di sedie a rotelle. Ne scelse una e vi adagiò la donna. Poi prese a spingerla come se fosse al volante di un’auto da corsa.
«Un dottore!» gridò. «Presto, un chirurgo». La voce potente rimbombava come l’eco nelle alte valli di montagna.
Un camice bianco con baffi si accostò ai nuovi arrivati.
«Cosa succede?».
«Mia moglie - spiegò l’uomo che guidava la sedia a rotelle - va subito operata al ginocchio sinistro!».
«Capisco».
«E’ caduta procurandosi una sospetta, anzi, una sicura lesione al menisco mediale e probabile, probabilissimo interessamento ai legamenti crociati posteriori».
Le striature del viso parevano fili sottocutanei che conducevano l’elettricità. Di tanto in tanto, procuravano scosse che squassavano palpebre guance ed orecchie dell’uomo.
«Va bene collega, mi segua».
«Ma che collega e collega, io sono avvocato!» si stizzì l’altro.
«Avvocato? E la diagnosi?».
«Chi non saprebbe constatare le conseguenze di una caduta sugli sci, avendo per giunta assistito alla dinamica dell’infortunio!» rivelò, mimando le fasi cruciali dell’incidente al ralenti. Piegò appena le gambe, oscillò a tempo il didietro, e quindi finse di inciampare ruzzolando in avanti. Concluse la moviola portando entrambe le mani attorno al ginocchio sinistro e riproducendo una smorfia di dolore sulla bocca.
«Non c’è tempo da perdere, bisogna operare immediatamente».
«Capisco».
Il camice bianco si stirò i baffi, rimase a riflettere un istante e poi chiamò a sé la prima infermiera di passaggio. I due parlottarono sottovoce. L’infermiera tornò subito dopo con un bicchierino da caffè che porse al dottore, e questi lo girò immediatamente all’uomo.
«Beva» disse con una sicumera tale che l’altro, senza indugio, obbedì.
Passato qualche secondo l’avvocato avvertì uno strano formicolio alla nuca e, con parole che uscivano biascicate dalla bocca, chiese di potersi sedere. L’incendio che aveva negli occhi pareva spegnersi lentamente.
La moglie preoccupata gettò uno sguardo interrogativo al dottore.
«Ora l’accompagno a fare i raggi» disse il medico, sviando la domanda.
Quaranta minuti dopo la donna si riaffacciò alla sala d’attesa con il ginocchio fasciato.
«Si tratta di una semplice contusione articolare. Il gonfiore è la normale conseguenza del colpo subito. Le prescrivo dell’antidolorifico all’occorrenza, assoluto riposo, e ghiaccio a volontà. Si rimetterà presto in forma, vedrà».
«E… mio marito?».
Dietro una fila di barelle, si intravvedeva l’avvocato che, sdraiato di sghimbescio, occupava due poltroncine.
«Un blando sedativo».
«Posso aspettare che si svegli?».
«Certo, sarà questione di mezz’ora, un’ora al massimo» specificò il medico, prima di correre a un’altra emergenza.