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Testimonianze

«In Ucraina? Non c'è futuro. Impossibile tornare»

16 febbraio 2015, 06:00

«In Ucraina? Non c'è futuro. Impossibile tornare»

Nel Dombass è scattata la tregua decisa a Minsk, ma fino a poche ore fa in Ucraina si è combattuto duramente, per spostare quel fronte da cui si è stabilita la ritirata di 50 chilometri delle armi pesanti. Da quasi un anno il Paese è devastato da una guerra mai veramente dichiarata, che vede contrapporsi l'esercito ucraino e i miliziani filorussi. Decine di vittime nelle ultimissime ore: bombardamenti, scambi di accuse, paura. Fra Parma e provincia risiedono oltre 1500 ucraini, uomini e donne che vivono, da mesi ormai, una situazione di profonda apprensione e forte dolore per quanto sta accadendo nel loro Paese d'origine. Le posizioni sono talvolta opposte, ma ad accomunare queste persone c'è sicuramente una grande sofferenza. Olena, 45 anni, è a Parma dal 2006 e lavora come Oss: preferisce non dire il suo cognome, «perché - spiega - teme ripercussioni sulla sua famiglia». «La città in cui vivono i miei, Gorlovka, è bombardata da 9 mesi, ma negli ultimi giorni è peggio che mai - sottolinea -. Quando chiamo i miei genitori e i miei fratelli via Skype sento il rumore delle bombe in sottofondo. Gli ospedali sono pieni, i rifugiati sono tantissimi, la situazione è molto più che drammatica e la stampa italiana dice cose non vere, dipingendo i nostri miliziani come terroristi separatisti».

Olga Maznichenko, 23 anni, è una giocatrice del Basket Parma. Da quando è maggiorenne non vive più a Myrhorod, città dove è nata. La sua famiglia è lontana dalla zona soggetta a combattimenti e bombardamenti, ma quello che la ragazza dice lascia intendere la drammaticità della situazione. «Ho vissuto in tante nazioni da quando sono andata via dall'Ucraina - Spagna, Francia, Italia -, e avevo sempre creduto che un giorno mi sarebbe piaciuto tornare nel mio Paese. Ora no, credo che non tornerò mai: là il futuro non esiste più. Il Paese è in ginocchio. La mia famiglia non verrà via perché i miei genitori sono troppo legati alle loro radici, ma io non voglio più tornare».

La presidente del Centro Interculturale di Parma, Svetlana Erokhina, 53 anni, ha ancora molte amiche in Ucraina, ma la scorsa estate ha preferito non tornare nel suo Paese, come faceva tutti gli anni. «L'unica cosa che posso dire è che sono cresciuta in un Paese che contemplava tante nazionalità. Le cose stanno cambiando e molto dipende dalla politica» spiega. Il padre di Larissa Shatrova, 43 anni, è anziano e sta a Kiev. «Là tutto è distrutto, la situazione economica è spaventosa. La gente da un anno non riesce a tirare il fiato, è stremata - dichiara la donna, da 12 anni a Parma -. L'accordo per il cessate il fuoco? Una buffonata». Vladislav Hayduk ha 36 anni. È a Parma dal 2003 e qui per 9 anni ha lavorato in un prosciuttificio. Ha famiglia a Kiev: lui e la sorella, che sta a Roma, aiutano i genitori a tirare avanti. «Hanno paura ad uscire di casa, perché la situazione è totalmente fuori controllo e ai combattimenti si aggiunge la criminalità - dice -. I prezzi si sono alzati in maniera esorbitante e c'è gente che deve vivere con pensioni che equivalgono a 70 o 80 euro mensili. Le case sono distrutte, mancano le forniture di acqua e gas: onestamente non so davvero quanto tempo ci vorrà al mio Paese per riprendersi».

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