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Aemilia

'Ndrangheta, il procuratore Alfonso: "Non escludo una seconda parte dell'inchiesta"

16 febbraio 2015, 18:21

'Ndrangheta, il procuratore Alfonso:

La commissione parlamentare antimafia è riunita a Reggio Emilia, dopo l’operazione Aemilia che ha portato all'arresto di 117 persone.
Era presente Roberto Alfonso, procuratore della Repubblica di Bologna che ha condotto l’inchiesta. 

IL PROCURATORE ALFONSO: "AEMILIA, NON E' ESCLUSA UNA SECONDA PARTE". ROSI BINDI: "RISVOLTI INQUIETANTI". «Le relazioni in questa commissione ci hanno confermato quello di cui aveva già contezza, ovvero della presenza della 'Ndrangheta al Nord. Dobbiamo però riconoscere che l’inchiesta Aemilia ha portato alla luce aspetti ancora più inquietanti». Rosi Bindi, presidente della Commissione parlamentare antimafia, ha riassunto questo pomeriggio quanto emerso dalle relazioni che si sono tenute in mattinata. 

A parlare, il prefetto di Reggio Emilia, le forze dell’ordine, il procuratore capo di Bologna Roberto Alfonso con il sostituto procuratore Marco Mescolini. «L'operazione non è ancora finita, ci hanno spiegato i procuratori - ha continuato Bindi - ma è tuttora in corso e non è esclusa una seconda parte».
Parlando delle misure interdittive per le aziende a rischio di infiltrazione nella ricostruzione post sisma, ha aggiunto che "le white list sono uno strumento utile, sebbene le indagini abbiano dimostrato che è stato aggirato - ha spiegato Rosi Bindi - Stiamo lavorando per una modifica della legislazione, perchè le interdittive antimafia sono uno strumento statico, mentre la lotta alla mafia ha bisogno di film, a volte anche di una sceneggiatura vera e propria».
La Bindi ha poi ribadito che «le interdittive non bloccano l'economia, come è stato spesso detto, è la mafia che la blocca». Tuttavia, l’obiettivo dei nuovi provvedimenti sarebbe quello di introdurre una nuova metodologia: affiancare le aziende a rischio infiltrazione prima di togliere loro gli appalti, in modo da portare avanti le opere e preservare i lavoratori. «La mafia al nord punta sugli appalti, non tanto quelli pubblici, come al sud dove rappresentano una delle poche fonti di reddito, ma sull'economia privata - ha spiegato ancora Bindi - Occorre permettere alle forze dell’ordine di fare più controlli sui cantieri privati e questo non per interferire nel libero mercato, ma per evitare le infiltrazioni». 

MIRABELLI (PD): "AL NORD NON SI SPARA PERCHE' NON SERVE". «La 'Ndrangheta al nord non è meno pericolosa che al sud. Dalle relazioni di questa mattina è emerso che sono in grado di sparare, hanno arsenali, pistole, armi. Non lo fanno perchè in questo momento non gli serve». A dirlo è Franco Mirabelli, capogruppo del Pd in Commissione parlamentare antimafia che si è riunita questa mattina in prefettura a Reggio Emilia.
«In Emilia abbiamo una mafia imprenditrice con una certa autonomia decisionale e con una forte capacità di adattamento - ha spiegato Stefano Vaccari, membro della Commissione -. Il sisma ha rappresentato poi un’occasione straordinaria per intensificare un radicamento già esistente».
Giulia Sarti, del Movimento Cinque Stelle, è intervenuta sul giro di affari della 'ndrangheta: «gli appalti pubblici sono la punta di un iceberg, ma sono tanti i settori da tenere sotto controllo. Bisognerebbe estendere la necessità del certificato antimafia anche per chi chiede le licenze per l’apertura delle sale Vlt».
Alla domanda sul ruolo delle cooperative, la Bindi ha sottolineato che «al momento non sono emersi illeciti». Tuttavia i parlamentari Cinque Stelle hanno fatto notare due elementi. "Dalle intercettazioni dell’operazione Aemilia - ha detto Michele Giarrusso - un inquisito di alto rango dice che sono 40 anni che comandano in Emilia, cosa è successo in questi quarant'anni?». «Le transazioni finanziarie delle cooperative - ha aggiunto Giulia Sarti - non vengono monitorate dalla Banca d’Italia per le norme che regolano la cooperazione». 

IL SENATORE GIOVANARDI: "CONOSCEVO SOLO IL NOME DI IAQUINTA". All'incontro ha partecipato anche il senatore Carlo Giovanardi. «Dopo aver letto le 1300 pagine dell’ordinanza - ha detto - ho visto che i nome ne conoscevo uno solo, quello di Iaquinta. Tutti i nomi calabresi, 'ndranghetisti Giovanardi non li conosce. Ho visto che politici a cominciare da Delrio assessori, i consiglieri provinciali e comunali di Reggio Emilia li conoscevano benissimo». E sull'interdittiva all’azienda Bianchini di Modena, sequestrata nel blitz: «Si verificheranno le responsabilità, ma sulle interdittive occorre prestare attenzione perché rischiano di "far saltare" le imprese».