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economia

«No allo split payment»: l'Ance raccoglie le firme

di Luca Molinari

16 febbraio 2015, 21:41

«No allo split payment»: l'Ance raccoglie le firme

«No allo Split Payment». È lo slogan della campagna lanciata dall’Associazione nazionale costruttori edili (Ance) contro la norma che impone alle Amministrazioni di pagare l’Iva direttamente allo Stato e non alle imprese. Aldo Buttini, presidente della Sezione Costruttori Edili dell’Unione Parmense degli Industriali, definisce la norma «l’ennesima dimostrazione di uno Stato incapace di amministrare i conti pubblici senza ricorrere costantemente ad azioni vessatorie nei confronti dei contribuenti ed ancor peggio nei confronti delle imprese, chiamate oggi più che mai a produrre quella ricchezza necessaria per la ripresa del Paese».
Se da un lato è condivisibile «l’intento di limitare l’evasione dell’Iva – prosegue Buttini - lo Stato dovrebbe per contro garantire rimborsi Iva in tempi ristrettissimi, per evitare che le imprese sopportino un ulteriore aggravio finanziario al posto dello Stato. A tale riguardo sono molto scettico: la burocrazia lo renderà come al solito inattuabile».
Buttini sottolinea inoltre che per le imprese, già oggi in tensione finanziaria, «questo nuovo aggravio potrà avere conseguenze estremamente negative». Il Governo «dovrebbe recuperare le risorse finanziarie – aggiunge Buttini - attraverso la riduzione della spesa corrente, cosa che ha già dimostrato di non essere in grado (o di non volere) attuare».In particolare, l’Ance sta promuovendo una raccolta di firme sul proprio sito web (http://www.ance.it/net_ance/petizione.aspx ) contro la norma. All’iniziativa possono partecipare tutte le imprese che lavorano con la Pubblica Amministrazione e che, a causa dello split payment, si vedranno togliere una liquidità fondamentale per la propria sopravvivenza. «Questa norma, di carattere generale – sottolinea una nota dell’Ance - impone un costo più alto alle imprese di costruzioni, che realizzano prodotti sui quali si applica un’aliquota Iva ridotta. In tali casi, l’impresa assume, anche dopo la compensazione tra Iva pagata sugli acquisti ed Iva incassata dalle vendite, una posizione di credito nei confronti dell’erario, che le impone lunghe attese per ottenerne il rimborso».
Tra l’altro, in merito alla tempistica dei rimborsi Iva, «l’Italia è già incorsa in una procedura d’infrazione europea in atto - prosegue l'Ance - che obbliga l’erario ad accelerare i tempi di rimborso che attualmente raggiungono, in media, fino a 2 anni e mezzo, rispetto ai 7 o 10 giorni in Gran Bretagna e Germania, 1 mese in Francia e 6 mesi in Spagna».
Secondo una stima dell’associazione, l’ulteriore perdita di liquidità per le imprese derivante dal versamento dell’Iva direttamente da parte della P.A., risulta pari a circa 1,3 miliardi di euro in un anno