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IL CASO

Colorno, prosegue la battaglia sul museo dell'Aranciaia

Gli ex curatori: «I cimeli sono sopravvissuti alle guerre, non alla Canova»

di Cristian Calestani

16 febbraio 2015, 21:43

Colorno, prosegue la battaglia sul museo dell'Aranciaia

«Nella sezione stampa del museo dell’Aranciaia ci sono cimeli dei primi dell’Ottocento. Cimeli che hanno resistito ai moti rivoluzionari del 1848, a due guerre mondiali, al nazifascismo ed ora rischiano di essere soppressi dal sindaco Michela Canova?». Usano l’arma dell’ironia gli storici curatori dell’Aranciaia Franco Piccoli e Luigi Simeone per difendere la sezione stampa del precedente museo dell’Aranciaia che non ha trovato spazio – secondo quando dichiarato dal sindaco nell’ultimo consiglio comunale - nei progetti del nuovo Mupac, il museo dei paesaggi di terra e di fiume fortemente voluto dall’amministrazione comunale Canova. Ma Piccoli e Simeone lanciano anche un allarme per lo stato in cui si trovano gli oggetti non esposti nel Mupac parlando di «forte degrado con pericolo di furti e incendi».
«Quella dell’Aranciaia non è stata una riorganizzazione – attaccano Piccoli e Simeone - ma una totale forzata trasformazione che ha distrutto tutti gli allestimenti didattici, perduto le memorie e la storia dei vari cimeli, cancellato intere sezioni e condannato al degrado tanti oggetti ora ammassati al piano terreno senza custodia e protezione da furti o incendi. Questo non era mai avvenuto con noi precedenti curatori».
«Paventando una fine ingloriosa del vecchio museo, era stata attivata una petizione popolare che ha raggiunto oltre 300 firme. Nella petizione, regolarmente ignorata dalla Canova - proeguono Piccoli e Simeone - si chiedeva che tutte le sezioni fossero mantenute e che per il progetto fosse creato un comitato locale per individuare assieme le linee della riorganizzazione museale. A Colorno non mancano risorse culturalmente preparate, sensibili che avrebbero prestato la loro opera a titolo completamente gratuito».
Nel loro intervento Piccoli e Simeone analizzano ogni parola pronunciata dal sindaco in consiglio: «l’affermazione della Canova “Gli oggetti che costituivano le raccolte del museo etnografico sono stati acquisiti allo stato in cui i “curatori” li hanno lasciati e custoditi nello stesso luogo” è falsa e priva di ogni fondamento. Con grande spesa gli oggetti sono stati più e più volte spostati in modo ingiustificato da un’impresa di traslochi tra un piano e l’altro dell’Aranciaia. Gli ultimi traslochi sono avvenuti solo pochi mesi fa perché i “nuovi curatori” si sono accorti che erano stati ammassati in un’area molto ristretta del piano superiore e potevano dare luogo a crolli».
Poi la denuncia: «Attualmente il piano terreno, con gli ultimi spostamenti effettuati, versa in uno stato di profondo degrado come non si era mai visto con oggetti, anche di valore, ammassati in un disordine infernale. Alcune preziose lanterne magiche stanno arrugginendo. Basta effettuare un confronto tra una foto scattata nel 2010 ed un’attuale, con la stessa angolazione, per rendersene conto».