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LIBRI

Combattere la mafia, scrivendone

di Laura Ugolotti

17 febbraio 2015, 21:21

«Spesso quando presento il libro mi sento chiedere: «Cosa possiamo fare per combattere la mafia?. Credo non ci sia una risposta, però ricordo come i ragazzi di Parma, durante l’alluvione di ottobre, si sono dati da fare e pezzettino dopo pezzettino hanno tolto tutto il fango. Ecco: questa potrebbe essere la risposta migliore».
E’ anche e soprattutto pensando ai ragazzi che Enrico Gotti, collaboratore della Gazzetta di Parma ha scritto «Un’estate più forte del silenzio», il libro pubblicato da Ediesse, prodotto da Spi Cgil di Parma e arricchito dalle illustrazioni di Gianluca Foglia «Fogliazza».
Il volume è stato presentato alla Feltrinelli di via Farini, davanti ad un pubblico numeroso e interessato. E d’altra parte mai come in queste settimane – dopo che l’operazione «Aemilia» ha portato alla luce le infiltrazioni della ‘ndrangheta nel nostro territorio – il tema della criminalità organizzata a Parma è sentito.
La storia, a metà tra cronaca e racconto, prende spunto dall’esperienza di un gruppo di ragazzi nel campo di Libera, a Salsomaggiore. Il protagonista è un bambino, che non parla ma è un veicolo per capire tante cose, anche grazie all’incontro con Nella, nonna coraggiosa e battagliera. Un libro che, come ha sottolineato Gabriele Balestrazzi, direttore di Gazzettadiparma.it, «è un omaggio a chi della presenza della mafia a Parma parlava da tempo, senza essere ascoltato». «In realtà – ha commentato Gotti – la gente sapeva già che la mafia si stava infiltrando in modo sotterraneo nella società, tant’è che l’operazione Aemilia non ha sconvolto nessuno. Anche i ragazzi hanno voglia di parlarne, le iniziative nelle scuole nascono spontanee». «Non avevamo bisogno di Aemilia – gli fa eco Fogliazza – per svegliarci: di segnali ce n’erano a sufficienza. Per questo è importante ripartire dai ragazzi: facendogli leggere questo libro, parlando di mafia. Investiamo su di loro perché ci costringano ad essere migliori». Certo non si può prescindere dalle responsabilità delle istituzioni: dello Stato che, come ha sottolineato il senatore Giorgio Pagliari, «deve lavorare sulle riforme, che porteranno ad una politica capace di governare», e delle amministrazioni locali, «ripartendo magari da quell’osservatorio sulla criminalità organizzata – ha ricordato Carlo Cantini, coordinatore di Libera Parma – che il Comune ha voluto e dopo due anni ancora non è partito».
La strada è in salita, ma la speranza non manca. «Le gambe della mafia – ha concluso Gotti – sono come quei grossi palazzi mai finiti. Li vediamo e ci sembra che siano sempre lì. Ma prima o poi crolleranno».