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Olimpiadi della Fisica

Una sfida difficile, ma entusiasmante

17 febbraio 2015, 13:33

Una sfida difficile, ma entusiasmante

Margherita Portelli

Quando escono dall'aula per la pausa di metà mattina hanno l'aria stravolta: i tanti studenti delle superiori chiamati a raccolta all'Ateneo di Parma per la prova di secondo livello delle Olimpiadi della fisica, sono tutti d'accordo: «Difficile? Parecchio! E il bello deve ancora venire». Novantuno studenti di diciotto scuole si sono messi alla prova nei giorni scorsi nelle aule del dipartimento di Fisica e Scienze della terra dell'Università, al Campus, «sfidandosi» a colpi di quesiti, formule e problemi: i migliori degli istituti di Parma («Ulivi», «Marconi», «Bertolucci»), Fidenza («Bernini» e «D'Annunzio»), Reggio Emilia, Correggio, Guastalla, Castelnovo Monti, Montecchio, Scandiano, Mantova, Suzzara e Asola, hanno preso parte alla prova interprovinciale che servirà a selezionare i cinquanta «cervelloni» che, ad aprile, parteciperanno alla terza prova. Dalla «finalissima» nazionale usciranno i dieci componenti della squadra italiana che, a luglio, volerà a Mumbai, in India, per la finale delle Olimpiadi internazionali della fisica. La competizione è nata quarantacinque anni fa da un'idea dello scienziato ungherese Lorand Eötvos e in Italia, da trent'anni, il ministero dell'Istruzione affida le selezioni per la squadra nazionale all'Associazione per l'insegnamento della fisica.

Tra i ragazzi che hanno preso parte alla selezione di Parma (di quarta e quinta superiore), qualcuno ne ha approfittato per respirare aria d'università, e grazie anche alle visite pomeridiane ai laboratori nel corso della presentazione del dipartimento, forse valuterà una futura iscrizione. Fra loro, ad esempio, Giulio Colombini, 18 anni. «Di sicuro opterò per una facoltà scientifica, mi piacerebbe fare ricerca - sottolinea -. Fisica è un'eventualità».

Il diciottenne Alex Bonaccini, invece, ha già deciso. «Mi iscriverò a Chimica, ma questa esperienza è comunque interessante e formativa - assicura -: è la prima volta che mi misuro con le Olimpiadi di fisica, ma avevo già partecipato a quelle di matematica, chimica e informatica». Praticamente un «triatleta».

Sara Gobetti, 18 anni, porta alta la bandiera del genere femminile. «Quesiti abbastanza fattibili - sorride -, ma ora vengono i problemi, la parte più difficile». Luca Ganassi, coetaneo e compagno di classe, aggiunge: «Bisognava ricordarsi molte formule che sinceramente non ho ripassato».

Giuseppe Fontana, da poco maggiorenne, tira il fiato. «Io sono in quarta - sottolinea -, quindi alcune cose ancora non avevo gli strumenti e le competenze per farle».

Leonardo Cecchin, 18 anni, spiega come la prova abbia richiesto molto impegno e capacità acquisite negli anni. Da grande, comunque, lui vuole fare l'ingegnere. «Lo scopo delle Olimpiadi - spiega Antonio Gandolfi, presidente nazionale dell'Aif – non è solo quello di selezionare i più bravi per formare la squadra italiana, ma anche contribuire ad una certa diffusione di base della fisica, allargarne la conoscenza e stimolare l'interesse, incentivando gli studenti appassionati».

Dal punto di vista dell'Università, e del dipartimento in particolare, l'occasione è «ghiotta». «Si tratta di un'opportunità per farci conoscere, mostrare ai ragazzi interessati alla materia i nostri laboratori, spiegare loro le possibilità di ingresso nel mondo del lavoro che questa laurea offre, illustrare le direzioni verso le quali si muove la ricerca - elenca Roberto De Renzi, direttore del dipartimento di Fisica e Scienze della terra -. In Italia, purtroppo, la fisica è molto meno attrattiva di quanto non era in passato e di quanto non sia in altri Paesi. È un peccato, perché sono tantissime le attività di ricerca e sviluppo industriale che, oggi, richiedono fisici, talvolta ancor più che ingegneri. Qui abbiamo trenta ricercatori e facciamo fatica a gestire tutte le richieste delle aziende».

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