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Bentornato, Piccolo principe

Leopoldo Carra, curatore della nuova edizione Mondadori della celebre fiaba. «Saint Exupery? Uno scrittore di spessore filosofico che si è formato soprattutto su Pascal». «Fortemente spiritualista, indicò nell'intuito e non nella ragione lo strumento per capire la realtà»

di Francesco Napoli

19 febbraio 2015, 18:23

Bentornato, Piccolo principe

Dopo Pirandello e D’Annunzio, tra i grandi classici del Novecento è il turno di Antoine de Saint Exupery di diventare terreno di conquista editoriale poiché fuori diritti. Infatti quest’anno chi lo voglia può pubblicare il suo Piccolo principe – certo l’opera più conosciuta dello scrittore-aviatore – perché 70 anni dalla morte lo rendono libero sul mercato. Ma la Mondadori ha fatto decisamente qualcosa di diverso rispetto altri editori, con un’offerta interessante che va da «Il piccolo principe» in versione Meridiano Paperback, contenente una nuova traduzione, introduzione, foto e biografia della vita avventurosa del francese volante e la «Lettera a un ostaggio», alla riproposizione per gli Oscar dei romanzi: «Volo di notte», «Corriere del Sud» insieme al racconto «L’aviatore» e un commento del critico Roger Caillois, «Terra degli uomini» accompagnato dal racconto «Il pilota e le potenze naturali» e da uno scritto di Anne Morrow Lindbergh, moglie del trasvolatore atlantico, «Pilota di guerra» sommato al saggio breve «La morale dell’inclinazione».
Un bell’insieme di proposte sotto la firma di Leopoldo Carra, francesista di vaglia, noto critico e scrittore parmigiano, che ha sovrinteso all’edizione e alle traduzioni di questo Saint Exupery esattamente come Raboni fece a suo tempo per la «Recherche» di Proust.
L’abbiamo incontrato e alcune curiosità nate dalla lettura abbiamo provato a farcele spiegare direttamente da lui, partendo dal senso complessivo dell’operazione: «Restituire la centralità avuta dall’autore nella letteratura francese, ma non solo, tra le due guerre e la centralità del suo pensiero».
Già, perché al grande pubblico la sua figura resta legata al «Piccolo principe» e alle sue avventure aeree, durante l’ultima delle quali perse la vita.
«Sia la strana fiaba capolavoro del Piccolo principe, che può esser letta con suggestioni sempre rinnovate ed emozioni nuove, che le sue imprese aeree sono dati di fatto veri – precisa Carra – ma un po’ tutti i suoi libri, a partire dai primi romanzi ''Corriere del Sud'' e poi ''Volo di notte'' e i saggi, ''Terra degli uomini'' e ''Pilota di guerra'', sono centrali nella letteratura francese, ancor più per la profonda riflessione sull’Essere che contengono».
Detto così sembrerebbe di poter ricorrere a un espressione forte: esiste un Saint Exupery filosofo, casomai da valorizzare e riscoprire proprio a partire da questa edizione appena rinnovata.
Se pensavo potesse essere un’esagerazione, Leopoldo Carra invece sfuma questa idea ma soldificando lo spessore dell’autore: «Direi che c’è una stretta attualità nel pensiero di Exupery ed è il suo rifiuto di aderire a una ideologia specifica. In questi anni post ideologici, o quasi, il messaggio di Saint Exupery è decisamente innovativo e importante, fermo sempre restando un indiscutibile antinazismo che lo accompagna» tanto per fugare ogni dubbio a riguardo.
Un pensiero che, come sottolinea il curatore, sembra avere radici profonde soprattutto negli studi e nelle letture fatte dall’autore nel periodo di studi presso un collegio svizzero di gesuiti: «Conosceva bene Pascal, negli anni formativi l’aveva letto. Più volte nei suoi scritti compaiono accenni a riguardo. E c’è la poesia, Baudelaire in particolare, e nella prosa di Saint Exupery la poesia avrà un peso. C’è Nietzsche e il positivismo ma per l’appunto in particolare c’è Pascal, dal quale riprende la straordinaria capacità di sintetizzare in una frase iconica un pensiero complesso, con espressioni poi molto diffuse» spesso da Baci Perugina, si può dire.
Sorride Leopoldo Carra e ribadisce: «No, semplicemente la sua capacità icastica è stata estrapolata dai contesti dei romanzi con efficace impatto, ma anche con un deciso straniamento filologico. Considerando poi il forte spiritualismo, anche questo da Pascal, che lo contraddistingue, Saint Exupery arriva a indicare nell’intuito lo strumento privilegiato per la comprensione della realtà, e non la ragione».
Eccolo: un colpo formidabile a tre quarti del pensiero novecentesco, quello marxista e quello capitalista compresi. Si legga allora «Terra degli uomini» dove l’autore descrive come, proprio grazie all’intuito, salvò la pellaccia durante la Guerra civile spagnola.
Si potrebbe conversare a lungo con Leopoldo Carra, e l’ho fatto per più di mezz’ora senza che tutto potesse prender corpo in questa pagina, ricavandone felici intuizioni, mo’ ci vuole, e analisi sull’opera del letterato francese, «che partecipa del disimpegno dell’epoca, ma dribbla quell’esotismo facile dei tempi perché lui vuole vedere l’uomo attraverso il volo, così come può leggersi in ''Corriere del sud'' (una sorta di Dhl aereo ante litteram, nda) con la metafora della comunicazione tra gli uomini plasmata sulla distribuzione della posta aerea». Insomma, il Saint Exupery che non ti attendi quello che si ritrova nell’intero corpus mondadoriano curato da Leopoldo Carra con quell’acume acuto e brillante dei migliori figli di Parma.

? Il piccolo principe
   di Antoine de Saint-Exupéry
   Mondadori, pag. 151, €12,00