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Spettacoli

De Sica mette sul palco "Cinecittà"

di Pietro Razzini

21 febbraio 2015, 19:34

Quando le emozioni superano il muro del palcoscenico e raggiungono il cuore degli spettatori, si può dire di aver svolto egregiamente il proprio compito. E, forse, di aver realizzato qualcosa di magico. Christian De Sica, al Teatro Nuovo di Milano fino a domenica con il suo spettacolo "Cinecittà", porta con sé il fascino proibito degli Studios romani, raccontati con l'occhio di chi, prima da osservatore e poi da protagonista, è stato parte integrante della sua storia. Due ore di show in cui canti, balli, siparietti comici e racconti si mixano in maniera armonica e coinvolgente, offrendo talvolta spunti per una risata, talvolta motivi di commozione. Già perchè De Sica parla di sensazioni profonde che lo legano a una realtà paragonabile solo a Hollywood: racconta aneddoti legati a personaggi, nazionali e internazionali, che hanno scritto la storia del cinema, riporta alla mente musiche che fanno rabbrividire chi le ha realmente vissute e chi, invece, non ha avuto la fortuna di farlo. Un varietà come raramente, ormai, se ne vedono. Uno spettacolo in cui lo showman è supportato dalla sapiente regia di Giampiero Solari, dalla frizzante orchestra diretta dal maestro Marco Tiso, dall' abilità camaleontica di tre giovani attori che rispondono al nome di Ernesta Argira, Daniele Antonini, Alessio Schiavo. Il tutto senza dimenticare il talento di Riccardo Biseo al pianoforte e il corpo di ballo formato da sei elementi, chiassoso e festoso ad ogni suo intervento in scena, dinamico e adrenalinico per movenze ed energia sprigionata sul palco. Il mattatore, però, resta lui: Christian De Sica si dimostra una fenomenale commistione di abilità artistiche, esaltate dalla passione con cui celebra le storie che hanno reso eterna Cinecittà. L'autoironia che inserisce nei testi offre diversi spunti comici all'interno di uno schema narrativo in cui i sentimenti hanno sempre la priorità: il ricordo di Alberto Sordi, per esempio, è qualcosa di unico, perché capace di far rivivere l'attore sia nella veste pubblica che privata, grazie agli stretti rapporti di famiglia che Christian aveva con "lo zio Alberto". Giacche tempestate di paillettes, luci e costumi da varietà americano: "Tutti noi, oggi più di ieri, abbiamo bisogno di sognare: a Cinecittà si fabbricano i sogni". Tutto vero: ma probabilmente, come ammette lo stesso artista, era più semplice sognare con Fellini, Rossellini e De Sica (Vittorio, il padre), piuttosto che con i ragazzi del Grande Fratello.