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Giocampus neve, scuola di sport e di vita

In Val di Fiemme

di Cesare Pastarini

08 marzo 2015, 17:07

Giocampus neve, scuola di sport e di vita

Giocampus. Questa parola è entrata nel gergo delle famiglie parmigiane come sinonimo di “certezza”. E non solo tra loro, perché dopo oltre dieci anni di successi (i numeri parlano da sé), Giocampus ha varcato il confine della città, arrivando – assieme al Cus Parma – a meritare encomi dal Coni nazionale.
Da pochi giorni si è chiuso Giocampus Neve, quella che si potrebbe chiamare la winter version del progetto. Come ogni gennaio, settimane trascorse a Cavalese per studenti dalla quarta elementare alla prima superiore. A turno, decine di ragazzi a 2000 metri di quota si mettono in gioco per imparare a sciare o perfezionarsi grazie ai bravi e simpatici maestri di sci dell’Alpe Cermis, che in dieci inverni di questi ragazzi ne hanno visti passare cinquemila. E oltre allo sci, le ciaspolate serali, la piscina, i giochi in albergo, la palestra delle favole, per mantenere allenata anche la mente, oltre che i quadricipiti.
Giocampus ha una ricetta, neanche tanto segreta, che ne fa un prodotto straordinario con valenza sociale. Lascio doverosamente alla comunicazione istituzionale spiegare il Progetto Giocampus, ma per capire gli ingredienti bisogna viverne la cucina o le quinte del teatro. Probabilmente non basta raccontarlo nemmeno in queste righe: ci provo, in un ruolo che da tre anni mi vede nell’inconsueta veste di istruttore, assieme a Elio, Silvia, Giorgio, Fabio, Eugenio, Beppe, Francesco, Claudio, Cristiano, Chiara e Dora.
Dietro al sipario lavora uno staff davvero affiatato, una squadra forte condotta dal responsabile di Giocampus, Elio Volta, e da Michele Ventura, presidente del Cus Parma, che da sempre preferisce prendere le ferie per accompagnare i ragazzi, piuttosto che restare in città a tagliare nastri. Persone che alla loro preparazione professionale, aggiungono, appunto, dedizione e cuore in ciò che fanno. E vogliono bene ai bambini, comprendendone le necessità, gli stati d’animo, soprattutto durante il soggiorno lontano da casa. La location in Val di Fiemme è perfetta per questa attività di crescita sportiva e mentale. Non ci sono ostacoli di alcun tipo tra gli istruttori e i bambini: rapporti diretti, trasparenza, perché molto spesso questi ragazzini sono più grandi di quanto noi adulti siamo abituati a percepirli o a considerarli. Ecco quindi un altro ingrediente: l’aiuto reciproco. Più o meno inconsapevolmente, i bambini danno del filo da torcere agli adulti, non in termine di maleducazione o biricchinaggine, ma grazie ai loro comportamenti adeguati al vivere una comunità montanara pro-tempore. Sono solidali nei momenti di difficoltà, conoscono e rispettano le regole che anche una settimana bianca deve avere, sanno farsi coraggio e se c’è bisogno si aiutano l’un l’altro ad agganciarsi gli scarponi o a prendere la seggiovia. Senza mai mettersi in pericolo. Le tirate d’orecchie sono davvero rare. Quindi tutto funziona per merito di una scelta condivisa e del sapersi ascoltare reciprocamente.
La presenza fissa di due pediatre assicura, in presenza di tante persone, la doverosa attenzione a chi non sta bene, tranquillizzando le mamme e i papà, a volte ansiosi oggettivamente più del dovuto. A proposito di genitori, anche la scelta di poter parlare coi figli dalle 17 alle 19, permette ai piccoli sciatori di maturare responsabilità inaspettate e di vivere serenamente la permanenza con gli altri coetanei.
C’è poi un’organizzazione tecnica e logistica non facile da preparare. Il viaggio è sempre con due pullman, ma la sosta è in autogrill diversi per non invadere le aree di servizio e per controllare meglio decine di bambini a cui scappa la pipì; e poi c’è il cambio col turno precedente e la salita in quota con due tratti distinti di cabinovie. Si tratta di momenti molto delicati, in cui la concentrazione di tutti deve essere massima. Eppure, anche qui gli istruttori si distribuiscono alla partenza, all’intermedia e all’arrivo, in modo che i ragazzi (e i loro bagagli) possano essere costantemente seguiti da diversi occhi, tra cui quelli degli addetti agli impianti di Cavalese, sempre molto disponibili.
Quando si è là in cima, è uno spettacolo. Siamo sulle Dolomiti. Un lavoro straordinario viene fatto ogni mattina per la consegna degli sci, disposti nella ski-room e separati camera per camera, nome per nome. Stessa cosa succede alla riconsegna pomeridiana. Tutti in fila, bravissimi e collaborativi, che aspettano il loro turno con la casacca gialla che li contraddistingue (anche questa nominativa), prima di rientrare in albergo, per il tempo libero e prepararsi alla cena e soprattutto al dopocena (discoteca, cinema e talent-show!). Tuttavia, dopo una giornata di sci e di risate, qualche bambino può accusare un po’ di malinconia. Ed ecco, allora, che iniziano i grattini sulla schiena prima di addormentarsi, il racconto di qualche barzelletta, la lettura di un libro, si cerca in vari modi di distrarli, come fossero tutti figli nostri. E funziona sempre. Tanto che al termine della vacanza, quando ci si deve salutare, un momento di commozione lo provano tutti. Ma ci rivedremo presto, anche questa è una certezza, al grido di “nà-dor, nà-dor, nà-dor!”.