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turismo

Riapre a Pasqua il rifugio della Pietra di Bismantova

Un mese fa il crollo di massi, che sfiorarono il parroco dell'eremo. Tempi più lunghi per il santuario della "Madonna della Pietra"

di Luca Molinari

27 marzo 2015, 17:00

Dovrebbe riaprire a Pasqua il rifugio della Pietra di Bismantova. E’ trascorso un mese da quando dei giganteschi massi si sono staccati da una parete della Pietra, precipitando a pochi metri di distanza dal suggestivo eremo che fino al 2001 – per 75 anni – è stato custodito dai padri benedettini provenienti dal monastero cittadino di San Giovanni Evangelista.
Dopo la iniziale chiusura completa di tutta la rupe, ora resta chiusa la sola «zona rossa», tra il rifugio della Pietra, l’eremo e la parte fino al cosiddetto «anfiteatro». Una parte minoritaria di Bismantova, ma quella considerata il cuore turistico e spirituale della rupe.
Ora una serie di interventi di messa in sicurezza delle zone più critiche dovrebbero consentire di ridurre la zona inaccessibile, a partire dal rifugio, che dovrebbe riaprire a Pasqua. Difficile invece stabilire i tempi della riapertura dell’eremo.
Il santuario della Madonna della Pietra – che sorge proprio sotto la parete di roccia della Pietra di Bismantova ed attualmente è oggetto di restauri – dal momento dell’addio dei padri benedettini è tornato in mano alla diocesi di Reggio Emilia, che l’ha affidata a un sacerdote. La frana di massi non ha provocato danni a persone, ma ha abbattuto la grande statua in bronzo di San Benedetto che si trovava a poca distanza del santuario (ora trasferita in una parrocchia della zona).
Opera dello sculture Giorgio Benevelli, era stata eretta dai padri benedettini nel 1980, a ricordo del quindicesimo centenario della nascita del santo. Salvo per miracolo anche il parroco don Edoardo Cabassi - la cui auto è andata distrutta - che al momento del distacco delle rocce si trovava all’interno del santuario.
Il santuario nel corso degli anni è divenuto meta di numerosi pellegrinaggi, ma anche sede di una scuola di spiritualità che ha lasciato il segno nella formazione cristiana di tanti laici della montagna.
L’arrivo dei monaci benedettini di Parma è datato 8 settembre 1925. I primi due religiosi portati lassù dall’abate sono stati padre Eugenio Cicchitti e padre Nicola Raponi. A loro si sono poi aggiunti altri monaci che, col passare degli anni, hanno lasciato un segno indelebile tra i fedeli e la gente di montagna. Significativo anche l’impegno profuso nel guidare la parrocchia di Ginepreto, nell’accogliere i pellegrini al santuario e nella collaborazione con le altre parrocchie.
Nel corso del tempo l’eremo è stato sede di varie iniziative ed eventi religiosi. La scelta di lasciare il santuario da parte dei benedettini è stata dettata dalla mancanza di vocazioni.