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Tradizioni

Speciale - La quinta vita del dialetto

di Gabriele Balestrazzi

27 marzo 2015, 12:56

Poteva essere il terzo millennio del buio e del dimenticatoio. E della sparizione, come per molte altre tradizioni ormai soppiantate dalle tecnologie e dai riti dell’era del web e delle società multiculturali.

E invece, nonostante il web ed anzi proprio grazie al web, l’immagine del dialetto di Parma 2015 è uno splendido arcbalestor . Anzi, il vernacolo pramzan non è più patrimonio limitato alle vecchie generazioni, ma trova sempre più spazio anche fra i nativi digitali.
Merito di tanti. Ad iniziare, sicuramente, dall’intuizione dei giovani di Io parlo parmigiano , che con i loro doppiaggi cinematografici hanno collezionato centinaia di migliaia di visite su You Tube, parmigianizzando tutti: dalla scena più nota di Basic instinct a Forrest Gump , fino a un geniale dialogo sugli anolini fra De Niro e Al Pacino… 

E sulla scia di You Tube, i “Fab Four” del dialetto parmigiano hanno poi dato vita ad una serie di iniziative che hanno conquistato un vastissimo pubblico di più generazioni: dal calendario “domillaecuinndoz”  alla collaborazione con chi del dialetto di Parma è oggi il primo promotore e difensore: Enrico Maletti.
Il nome di Maletti, a sua volta, si allarga ad una serie di iniziative fondamentali, per le quali Parma gli deve davvero un enorme grazie.

A parte che fu proprio lui ad inventare (quando il web era ancora ben lontano) il doppiaggio “pramzan”, con un irresistibile Ringo in Ombre rosse...

 

.....non c’è ormai nessuno che, dovendo scrivere qualche riga in dialetto, non chieda prima l’avallo di Enrico.E’ quello che accade, ad esempio, per le insostituibili Pagelle in dialetto di Crociato 63 , dove le giocate di Cassano sono valse a Fantantonio l’appellativo (proprio per tornare all’inzio del nostro discorso) di arcbalestor . E a proposito di calcio, oltre ai commenti dialettali al vetriolo di Alberto Michelotti, non è stato il dialetto a simboleggiare tutta la solidarietà dei tifosi veri a chi era sbottato pubblicamente di fronte alla farsa Parma calcio ? Ecco allora, con la ciliegina della finalità benefica, un inappellabile “Mi stàg col Frambo” :

Ma naturalmente non si potrebbe parlare di dialetto se alle spalle non vi fossero la storia e la passione della Famija pramzana, ormai non lontana dal 70° compleanno ma sempre attivissima. E, con lei, tutte le compagnie dialettali che hanno divertito migliaia di parmigiani, anche grazie alla geniale intuizione di Aldo Curti, che portò a Tv Parma quel teatro dialettale, con un “matrimonio” di straordinario successo, che infatti dura (e diverte) ancora. Un logico seguito a ciò che per il dialetto erano state le radio locali, con personaggi con Felice e la Lidia ed altri. Anche se purtroppo tanti ci hanno lasciato, dagli storici attori-registi al più vicino Luigi Frigeri:

Ma oggi ancora, ci sono nomi come Mauro Adorni  o Aldo Pesce  che non si stancano di diffondere il dialetto, magari nelle varie versioni provinciali, su ogni possibile palcoscenico: e già solo per loro meriterebbe di essere ultimato quel Teatro dei dialetti di viale Mentana che è rimasta una delle incompiute negli anni della crisi e dei troppi debiti comunali. Così come Parma non dovrà dimenticare i tanti studiosi e cultori del dialetto. Su tutti un nome, che si accompagna al suo insostituibile Dizionario: Guglielmo Capacchi

Torniamo ai pramzan del web. Un posto a parte lo merita sicuramente Giampaolo Cantoni, attore e politico capace di smettere i panni più seri per trasformarsi in spassoso barzellettiere, capace con certi video di sperare su You Tube le 160mila visualizzazioni ! Una popolarità tale da guadagnargli un invito da “professsore di dialetto” nell’austero liceo classico Romagnosi:


A questo punto ci vorrebbe anche un tocco di musica: e se i lùmbard hanno il loro Van de Sfroos, anche da noi non mancano i ragazzi che sposano rock e dialetto: negli anni ’90 c’erano i Ciois con il loro rock agricolo. Poi vennero gli LSD con la versione pramzana dei Beatles (Let it be= Làssa lì........Geniale!) e Antonio Benassi ispirato anche dal nostro Sandro Piovani. Leggi e guarda 
E più recentemente, fra la Bassa e…l’Irlanda, ecco le invenzioni di Me, Pek e Barba 

Chiudiamo con una notizia e una chicca: la notizia è che ora il dialetto viaggia anche su spilla. Sulla scia del successo di singole frasi (importante anche, nella fase pionieristica del web parmigiano, il successo del “tripadvisor” nostrano Tolasudolsa), l’editore Azzali e altri hanno realizzato una serie di spille cui delegare lo stato d’animo e i messaggi diretti al prossimo : "An g'ho miga voja" ecc.

La chicca è un Platinette dialettale: una versione parmigiana-lombarda (ospite di Van de Sfroos) della raffinata e triste Albergo a ore di Herbert Pagani:

Che altro dire? Lunga vita, anche sul web, al nostro dialetto. Alla quale, ovviamente, cercheremo di contribuire anche noi di gazzettadiparma.it . Al dialetto è già dedicata una sezione con tutte le notizie che presto si allargherà per diventare un vero e proprio contenitore e archivio pramzàn, che unisca passato e presente (ad esempio i Burattini dei Ferrari con Bargnocla & C.). E futuro…

Ma la chiusura la vogliamo affidare ad una delle più belle e toccanti opere della nostra poesia dialettale, raccolta nei vari volumi pubblicati dall’editore Battei: il Padre Lino di Renzo Pezzani. La celebrazione in versi del personaggio più amato nella storia di Parma, fino a quei tre straordinari ultimi versi, capaci da soli di tratteggiare la figura del frate francescano e di illuminare tutta la storia della poesia dialettale parmigiana:

Chi gh'à rughè in sacossa an gh'a catè
che una coron'na e dill gran brizi 'd pan:
al pu bel testament ch'a lassa un frè.
(Chi gli ha cercato in tasca non ha trovato
che un rosario e delle briciole di pane:
il più bel testamento per un frate).